A Bigger Splash, a tanti non piacerà, proprio come lo scirocco.

A BIGGER SPLASH

Nessuna modestia, a bigger splash è cinema quasi camp – già dalla locandina – con una regia e fotografia che si fanno notare. Pantelleria a un passo dal rubare la scena ai quattro (forse ci riesce, in sala qualcuno già prenotava le vacanze), grandi interpretazioni (la forza sta proprio nei personaggi: uno non parla, l’altro forse troppo, Dakota una sorprendente Lolita 2.0) e una colonna sonora perfetta nello scandire le tre fasi del film: la prima come una Sofia Coppola con più brio (Rolling Stones),

Poi la trasformazione cronenberghiana (popol vuh) e alla fine l’irruzione grottesca, provocatoria, quasi alleniana di Guzzanti (Giuseppe Verdi). Un paio di momenti forti (qualcuno è uscito dalla sala, nel 2015), bella la scelta dei profughi sullo sfondo – sullo stesso piano del folklore di una ricotta, di un souvenir qualsiasi – eppure funzionali al plot e paradossalmente più sinceri di tanta tv o cinema didattico.

A suo modo un film di sangue, sesso e soldi, edonismo spietato e amare verità sulla società del privilegio. un discorso profondamente morale – non moralista – in linea con altri bei film degli ultimi anni. A tanti non piacerà, proprio come lo scirocco 8,5/10

Davide Brignone

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