Al festival di Berlino vince Taxi: Viva la libertà.

festival di berlino

La bambina sul palco è la nipote del regista iraniano Jafar Panahi. Ieri durante il festival di Berlino il film taxi, girato totalmente in clandestinità, ha vinto l’Orso d’oro. A ritirare il premio è stata la piccola nipotie di soli 6 anni, perchè il regista Panahi dal 2010, a seguito dell’arresto, è recluso in patria con il divieto non solo di viaggiare ma soprattutto di esprimersi in “opere d’ingegno artistico ed intellettuale” per 20 anni. In altre parole, di fare il suo cinema. Il tutto per aver preso parte ai movimenti di protesta contro il regime iraniano.

La bimba appena preso in mano il premio è scoppiata in lacrime senza dire alcuna parola.
Quelle lacrime, che staranno facendo il giro del mondo, ieri sul palco del Festival di Berlino hanno fatto rumore più di cento urla. In quelle lacrime c’è tutta la contraddizione di questo strano mondo. In quelle lacrime c’è un inno alla libertà, alla libertà di opinione, di stampa, di pensare diversamente dai propri premier,dittatori, re e imperatori che siano. Ma mi piace pensare, forse un po’ ingenuamente, che quelle lacrime testimoniano come ancor’oggi la parola possa fare la differenza, come i regimi abbiano più paura delle parole, dei pensieri, delle penne e delle matite che di cento cannoni.
E’ il fatto che si ricorra alla censura,alla prigione o addirittura alle torture per mettere a tacere una voce, conferma che la voce della verità è davvero l’arma più potente di tutti.

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