Bambini ed era digitale: come trasformare un problema in una risorsa.

mariangela

Nel pomeriggio di giovedì 17 gennaio 2019 dalle ore 16 ‪alle ore 17‬, presso il Circolo Didattico “A. D’Aietti”, ho assistito insieme a pochissimi genitori (pochissimi rispetto agli inviti fatti dalla scuola indirizzati a tutti i genitori di tutti i bambini frequentanti le scuole dell’Infanzia e le prime classi della Scuola Primaria del Capoluogo), ad un incontro introduttivo organizzato dal Distretto Sanitario di Pantelleria – Dipartimento prevenzione, dall’osservatorio Infanzia e adolescenza facente parte del Dipartimento di salute Mentale, dal Gruppo di Salute Medi@le e dalla Direzione Didattica “A. D’Aietti” di Pantelleria.

Titolo dell’incontro: “In buona salute con telefonini, internet, videogiochi e social e diretto a noi genitori dei bambini della scuola dell’infanzia e primaria. Le “domande guida” dell’incontro vertevano soprattutto sulle seguenti riflessioni: quanto sono importanti smartphone e social network nella vita dei bambini e degli adolescenti? E per noi adulti? Quanto tempo trascorrono su internet, sui social e con I videogiochi? Quali sono le modalità di uso e il rapporto che bambini e ragazzi hanno con le tecnologie della comunicazione? Quali sono i rischi e le opportunità educative che internet e i dispositivi digitali offrono? Come declinare le responsabilità genitoriali nell’era “biomediatica”? Come crescere i nostri figli nell’era di internet?

Durante l’ora trascorsa insieme al dott. Lucido e al suo staff, a seguito di una breve introduzione sulla tematica, ci vengono mostrati diversi spezzoni di interviste realizzate con bambini di scuola Primaria appartenenti a tutta la provincia di Trapani. Nella prima intervista alcuni bambini parlano del telefonino come se fosse una “persona fisica e reale” presente nella loro vita. Abbiamo ascoltato con attenzione ciò che i bambini riferivano su questo potente oggetto e tutti siamo rimasti sbigottiti ad ascoltare e vedere come, per quasi tutti i bambini intervistati, lo smartphone venga concepito come “qualcosa” di irresistibile e che senza di “lui” ci si sentirebbe tristi; addirittura una bambina esordisce commentando: “senza di lui mi sentirei morire”.

Nella seconda intervista invece i bambini vengono invitati a raccontare la propria esperienza personale mentre giocano con il loro gioco preferito. In particolare la maggior dei bambini intervistati raccontano di giochi molto conosciuti sul mercato (ma forse sconosciuti a noi genitori?!) con la quale trascorrono diverse ore di gioco anche online con altri coetanei. Noi genitori siamo rimasti tutti pietrificati di fronte al racconto dell’esperienza di un bambino di circa 10 anni il quale narra con grande entusiasmo come nel gioco riesca a fare molti soldi grazie allo spaccio di droga, armi e altre attività illegali oppure mentre narra il momento in cui, si veste elegante per uscire e andare a prostitute: prende una prostituta in macchina e dopo che questa gli fa tutti i servizi, la paga e prima che lei riesca ad uscire dalla macchina le spara per riprendersi i suoi soldi. Tutto questo viene raccontato minuziosamente e con grande entusiasmo narrato dal bambino al dottor Lucido durante l’intervista filmata. Sono uscita dalla stanza “emotivamente annientata”.

Ascoltando i bambini mi è venuta in mente la mia infanzia e ho riflettuto sul fatto che a 10 anni io non avevo la minima cognizione delle tematiche trattate da questi bambini. Ho avuto la triste impressione che a questi bambini “abbiamo consentito di privarli” del periodo più bello della vita: l‘infanzia e tutta la freschezza e leggerezza ad essa collegati. E’ anche innegabile che ormai i social fanno parte integrante della vita dei nostri figli. Ma noi genitori sappiamo davvero cosa succede in quella loro realtà virtuale? Dobbiamo lasciar fare o intervenire? E se sì, in che modo? Con la prima media, ma in certi casi già con la Prima Comunione, la maggior parte dei bambini riceve in regalo uno smartphone: la porta d’ingresso al mondo dei social network: Instagram, Snapchat, WhatsApp i più popolari tra i giovani.

E se da un lato noi genitori di oggi siamo molto più apprensivi rispetto alle generazioni precedenti, non lasciamo i bambini in casa da soli, li accompagniamo ovunque, il cellulare invece lo regaliamo a cuor leggero. I ragazzi hanno una manualità informatica decisamente superiore a quella di noi genitori ed è proprio davanti a tale “sapienza” che noi adulti arretriamo rinunciando al nostro ruolo di educatori.

La prima cosa che noi genitori dobbiamo fare per il bene dei nostri figli è quella di tenerci aggiornati per capire come funzionano i social usati dai ragazzi: in questo campo non è ammessa ignoranza. Inoltre dobbiamo prima di tutto insegnar loro “l’empatia digitale”: prima di scrivere qualsiasi commento o postare qualsiasi immagine devono imparare a chiedersi: “a me farebbe piacere ricevere questo commento?”. Inoltre è importante farli anche riflettere sul fatto che una foto o una scritta messe in rete potrebbero danneggiarli quando diventano grandi: tutto diventa pubblico e niente (o quasi) si cancella. Noi genitori non dobbiamo assistere in maniera impassibile alla creazione di “mostri” che fuoriescono da questa nuova società digitale, dobbiamo invece saper “accompagnare e affiancare” i nostri figli ad un uso più appropriato dei social e degli strumenti digitali.

L’incontro a cui ho partecipato rappresenta solamente la prima fase introduttiva ad una serie di incontri più specifici e dettagliati, fissati per i mesi di Febbraio, Marzo ed Aprile a cui, mi auguro col cuore, possa esserci una maggiore sensibilizzione e numerosa partecipazione. “Se c’è qualcosa che vorremmo cambiarein un bambino, dovremmo prima esaminarla e vedere se non è qualcosa che faremmo meglio a cambiarein noi stessi”. C.G. Jung.

 

Mariangela Silvia

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