Ci manca la cultura della bellezza

montagna grande brucia

Siamo davvero così egoisti e presuntuosi da poter pensare che, per quel briciolo di vita che dobbiamo vivere in questa terra, le cose debbano funzionare come vogliamo noi al costo di compromettere l’habitat su cui noi stessi viviamo?

Un ecosistema è tale proprio perché a costruirlo ci sono voluti centinaia se non migliaia di anni e perché tutto si regge su regole precise e delicate. Non l’abbiamo costruito noi, ci è stato dato in prestito e il nostro compito è custodirlo con cura affinché, chi verrà dopo di noi, possa goderne ed usufruirne allo stesso modo.

Quello che ci manca, al di là del nostro grado di istruzione e della nostra condizione sociale, è la cultura della bellezza. Una consapevolezza che non riusciamo ad assimilare, che però è una cosa potentissima, uno strumento umano capace di cambiare le cose.
Ci manca la bellezza che Padiglione Italia, ad Expo Milano 2015, ha tentato di diffondere al mondo interno; la bellezza che i nostri nonni hanno costruito e che l’UNESCO ha ritenuto di doverla inserire nei patrimoni dell’umanità; la bellezza che migliaia di anni fa madre natura ci ha consegnato facendo uno sforzo enorme per creare un minuscolo pezzo di terra in mezzo al Mediterraneo e farlo resistere, lì lontano dalla terra ferma.

Auguriamoci, fra qualche anno, di rivederla risplendere in tutta la sua verde maestosità. Altrimenti avremo fallito per davvero.

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