Con o contro il sistema? | Samuela Guida

Siamo tutti un po’ mafiosi: un’affermazione dura, spietata quanto reale, perché se non sei contro il sistema, sei parte del sistema. Gli atteggiamenti mafiosi sono entrati nella nostra quotidianità: è mafioso colui che ci sorpassa sottraendoci il nostro turno in coda al supermercato, colui che entra gratis in discoteca perché conosce il proprietario, colui che viaggia in auto con la musica a tutto volume sentendosi il padrone del quartiere. E’ mafioso anche colui che supera il disabile in macchina, parcheggiando nel suo posto. E’ mafioso l’imprenditore che assume una persona per restituire un favore ad un amico, è mafioso l’impiegato che è sicuro di essere assunto in quanto figlio del maggior consumatore, da sempre cliente dell’impresa. E’ mafioso il professore che ti assicura un 30 se prenderai parte alla sua ricerca, contribuendo con le tue idee, magari gratuitamente o sottopagato, lo è  lo studente sicuro della promozione perché nipote del rettore.
Siamo tutti un po’ mafiosi perché la società è mafiosa, perché siamo circondati e soprattutto governati da mafiosi.
Perché, cosa succede quando questi atteggiamenti sono propri di chi dovrebbe far rispettare la legalità? Quando il mafioso è proprio l’imprenditore di una grande azienda che promette stipendi più alti in cambio di orari di lavoro disumani, quando il mafioso è l’agente di polizia, il comandante dei carabinieri, un finanziere, un avvocato, un giudice, un padre di famiglia, il prete della tua parrocchia, un sindaco che gestiste un piccolo paese o un politico a capo di un’intera nazione, cosa succede quando chi ti governa o dovrebbe governare, quando colui a cui hai affidato i risparmi di tutta la tua vita risulta essere un mafioso avido di potere? Allora è il caos, è il regno della corruzione, della tirannia.
Si instaura una situazione in cui il ricco diventa sempre più ricco ed il povero diventa sempre più povero, in cui l’imprenditore fa promesse che poi non mantiene e l’impiegato si riempie di debiti che non riusciranno a ripagare neanche le generazioni che verranno dopo di lui.
Non vi sono altre regole se non una, semplice: il ricco comanda. Colui che ha potere detta i propri comandamenti e se non li rispetti verrai bocciato, verrai licenziato, tuo figlio non verrà assunto, non si diplomerà, perderai la macchina, la casa, la famiglia, la tua vita.
Siamo tutti un po’ mafiosi, perché non ci ribelliamo, perché continuiamo a votare e a dare la nostra fiducia alle persone che ci hanno già deluso, a coloro che sappiamo essere non solo parte del sistema ma i suoi principali rappresentanti.
Quando non ci riprendiamo il posto che ci spetta in coda al supermercato dopo essere stati superati, quando non rinunciamo alla promozione ottenuta illegalmente, quando non alziamo lo sguardo contro chi ci vuole sovrastare, quando scegliamo la via più semplice per non lottare, allora perdiamo e facciamo vincere il sistema, allora diventiamo parte del sistema.
E tu? In questa interminabile quanto cruciale partita a scacchi, nella quale la posta in palio è la nostra individualità come cittadini, sarai il giocatore o sarai manovrato come una pedina?

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