Dalla mozzarella al web: storia di un martedì sera a base di bufale e “tempo perduto”

bufale

Di Alfonso Gallo

Era martedì. Il martedì a casa mia è il giorno della pizza. Volendo provare qualcosa di diverso dalla solita bruschetta, feci una scelta rivoluzionaria: ordinai una pizza con mozzarella di bufala (proprio il massimo della trasgressività). E come Proust “abbagnando” la madelaine nel suo tè e assaporandola si gasò talmente tanto da scrivere un capolavoro come “Alla ricerca del tempo perduto”, così io, ispirato da quella soffice mozzarella, mi accingo ad emulare l’insuperabile maestro Marcel (anche se so già che fallirò) e a scrivere queste poche (o tante, non lo so, sono solo all’inizio) parole. Sì, perché quella mozzarella per me fu come il biscottino di Proust: mi avviò ad una riflessione, non so quanto profonda per la verità, sulla bufala… No, non sul bovino, ma su tutta quella valanga di notizie farlocche che vedo quotidianamente sul web.

Sì, perché ogni giorno collegandomi a quel bellissimo e dannatissimo strumento che è facebook ne scopro sempre di più nuove e divertenti. Ormai le cure alternative per il cancro non si contano più, gli immigrati vivono tutti in alberghi di lusso pagati dai contribuenti, la Sardegna sarà sommersa entro il 2020, i vaccini fanno nascere i bimbi autistici e oscuri signori della finanza governano il mondo e mettono a punto piani diabolici per ridurre tutti alla fame. Insomma se ne leggono talmente tante, che ormai Adam Kadmon farebbe bene a pensare alla pensione e a dove e come spendere i soldi che ha fatto con le sue trasmissioni.

E spuntano come funghi nel sottobosco del web i siti più strampalati che lanciano notizie e vedono aumentare il numero dei visitatori e delle condivisioni in maniera esponenziale. Roba del tipo “romafaschifo.com”, “tuttiicriminidegliimmigrati.net”, “solonotizievere.org”, “mandiamolituttiacasa.altervista.org” e simili ormai la fanno da padrone: tutti a condividere sui social link a questi siti di notizie improbabili, foto di pagine gestite da chissà chi, citazioni fasulle con tanto di faccia del personaggio in questione a cui si attribuisce la frase (come se mettere la foto del papa accanto ad una frase del tipo “Bisogna sterminare gli scoiattoli” aumentasse la credibilità del post)… Insomma tutto è il contrario di tutto.

Potrà anche sembrare un uso improprio e scarsamente utile del proprio tempo, ma la curiosità mi ha spinto a cercare sul web perché si dica proprio “bufala” e a scoprire che l’utilizzo della parola deriva da un modo di dire: “menare per il naso come una bufala”, ovvero portare a spasso l’interlocutore trascinandolo come si fa con i buoi e i bufali, per l’anello attaccato al naso. Esattamente, nel 2014, con il mondo a portata di smartphone, ci sentiamo così bravi, belli e intelligenti che ci facciamo ancora prendere in giro. Siamo talmente abituati a credere a tutto quello che appare sullo schermo di un computer che non importa quale sia la fonte, non importa chi l’ha detto, basta che la grafica sia decente e condividiamo.

Secoli e secoli di progresso scientifico, tecnologico e culturale, per ritrovarci intere generazioni (inclusi i quarantenni e i cinquantenni, che, vista l’età e l’esperienza del mondo, dovrebbero essere i più smaliziati, ma invece sono quelli che si fanno abbindolare più facilmente) a condividere notizie facendo guadagnare a suon di inserzioni pubblicitarie quegli stessi siti che diventano la principale fonte di disinformazione.
E non c’è verso di convincerli di aver dato credito a millanterie. Non c’è verso. Sono addirittura stati creati dei siti in cui la gente si prodiga a dimostrare che le bufale sono bufale riportando fonti alternative, confrontando articoli, dichiarazioni e leggi varie. Ma si sa, queste cose sono noiose e non interessano a nessuno… Troppe complicazioni, troppe parole, troppe dimostrazioni. Servono frasi ad effetto e argomenti a cui è sensibile l’opinione pubblica per fare presa. Cantava Simone Cristicchi: “La verità è come il vetro, che è trasparente se non è appannato, e per nascondere quello che c’è dietro basta aprire bocca e dargli fiato”.

La disinformazione è la nuova religione, il web la nuova Bibbia e noi siamo solo dei fedeli acritici, apatici e benpensanti. Ed è inutile studiare, leggere riviste scientifiche, leggere giornali accreditati, ascoltare esperti in materia, leggere i testi delle leggi… Un “l’ho letto su internet” è come l’asso pigliatutto: vince sempre.


Qualunque ospite volesse collaborare con Agorà può scriverci al seguente indirizzo email: agorapnl@gmail.com

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