E’ tempo di ricostruire

ricostruire

Sono passate solo poche ore dall’incendio. L’indignazione è tanta, la tristezza riempe i nostri cuori. Ma occorre fare di più. Occorre trasformare la nostra rabbia in fatti, la nostra tristezza in amore verso il nostro territorio.
Usiamo la nostra indignazione come una lente di ingrandimento, per capire sempre più i problemi che attanagliano quest’isola. Non lasciamo che quelle fiamme ci abbattano. Pantelleria è un’isola meravigliosa che ha ancora tanto da offrire.

Così’ da quelle ceneri può rinascere una nuova speranza, un nuovo modo di intendere e raccontare la bellezza della nostra isola. Non servirà a nulla un parco se prima non crescerà in noi un maggiore senso civico, una maggiore attenzione sulla realtà che ci circonda. Sette mila uomini possono trasformarsi in altrettanti operatori dell’ambiente, sette mila uomini e donne possono trasformarsi in migliaia di occhi che osservano, che scrutano, che controllano. Sette mila uomini e donne possono cambiare, e se noi cambiamo, cambierà anche la nostra isola. Riscopriamo il nostro sentirci parte di una collettività: aver qualcosa o qualcuno in comune da proteggere, da tutelare, da valorizzare. E allora si, che le cose cambieranno.

Certo, non sarà facile, ma l’alternativa sarà di gran lunga peggiore. Ripartiamo dai più piccoli, dai banchi di scuola. Educhiamoli alla bellezza. Insegniamo loro a saper riconoscere la bellezza che ci sta attorno. Insegniamo loro il valore di ogni singolo ramoscello che oggi abbiamo perso in quell’incendio. Così dai più giovani apprenderanno i genitori e cosi via. Pantelleria rimane pur sempre un’isola meravigliosa in cui abitare. Un’isola che vale la pena visitare e vivere. Un’isola da custodire e tutelare.

Lo strumento migliore che si possa avere a disposizione per cambiare lo stato delle cose, per migliorarle, siamo proprio Noi, uomini e donne della nostra isola.

E’ tempo di ricostruire.

Angelo Casano

Se si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione, la paura e l’omertà. All’esistenza di orrendi palazzi sorti all’improvviso, con tutto il loro squallore, da operazioni speculative, ci si abitua con pronta facilità, si mettono le tendine alle finestre, le piante sul davanzale, e presto ci si dimentica di come erano quei luoghi prima, ed ogni cosa, per il solo fatto che è così, pare dover essere così da sempre e per sempre. È per questo che bisognerebbe educare la gente alla bellezza: perché in uomini e donne non si insinui più l’abitudine e la rassegnazione ma rimangano sempre vivi la curiosità e lo stupore (Peppino Impastato)

In copertina Foto di Samuel Gorgone

Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo:

PinIt