Elezioni europee: le parole di una studentessa fuori-sede

bruxelles

Di Alessandra Arini

Oggi ci sono le Europee e non potrò votare. E non perchè sia stata interdetta dai pubblici uffici, non perchè su di me gravi una condanna penale o quant’altro. Non perchè di nome faccia Silvio e di cognome Berlusconi ( si, perchè, ai sostenitori di Silvio più convinti, quelli cronici, volevo ricordare che anche oggi vi recherete al seggio votando per il partito di un tale che, dalla Cassazione, è stato esentato dal diritto di voto. Cioè, voterete le idee di uno che non può votare. Ok. Fatti vostri. Oggi non potrò votare perchè studio da fuorisede a Bologna. E questo paese, che non è stato ad oggi in grado di fare una legge elettorale decente e che alterna slanci e voglia di grandi riforme a momenti in cui sembra governato da una manata di parcheggiatori abusivi posteggiati nel nostro futuro, non è stato ancora capace di formulare una legge che consenta a noi, momentaneamente lontani dalle nostre residenze, di esprimere un nostro diritto imprescindibile. Prima di parlare di Europa, prima di dire che siamo tutti europei, ecco, io vorrei potermi sentire anzitutto italiana. E oggi, oggi che sono un’italiana che in Italia non può votare, non mi sento nè italiana, nè europea.

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