Eppure in ognuno di noi esiste un briciolo di follia.

FOLLIA

Continua con successo lo spettacolo teatrale “FOLLI. DISPERATA OPERA COMICA” di Gianni Bernardo, un opera dalla comicità velata di tragicità nell’intento di farci ridere della condizione dell’uomo odierno per rendere forse meno amara la realtà delle cose o almeno per spalancare le porte alla consapevolezza su ciò che viviamo ogni giorno e di cui ormai non ci rendiamo neanche più conto.

Il monologo è rischiarato delle tenui luci sopra lo sfondo del castello medievale di Pantelleria in un’atmosfera essenziale eterea e quasi surreale, e guidato dalla musica strumentale che sembra tradurre in note musicali le parole pronunciate dall’attore nell’incalzare del dialogo, la quale ci trasporta nella riflessione sulla carica paradossale della situazione dell’uomo facendoci accedere nei meandri più profondi di noi stessi.

Un monito che ci invita a vivere pienamente la nostra vita invece di limitarci a sopravvivere conducendo un’esistenza anonima e spersonalizzata entrando ed uscendo di continuo dalle innumerevoli maschere che indossiamo quotidianamente arrivando poi al punto che quando restiamo soli con noi stessi ci sentiamo a disagio nudi come siamo, a furia di essere personaggio ci dimentichiamo dell’attore che c’è sotto, a furia di cambiare personalità smarriamo quella nostra vera e autentica, cadiamo così nel baratro della disperazione quando non ci sono impegni nella nostra agenda o non ci sono schermi davanti a noi oppure quando ciò che facciamo non è immortalato in modo che la gente possa vedere.

Abbiamo bisogno di apparire per essere. Ci amalgamiamo alla massa e ci perdiamo nel mare in cui ciascuno di noi naufraga se non si appiglia ad un giaciglio certo, per questo nessuno ha più il coraggio di osare e affrontare le correnti aperte. La società attuale, moderna e opulenta ci spinge a volere sempre di più facendoci sprofondare sotto il peso di bisogni autoindotti che gravano sulla nostra testa e non ci permettono di lanciare uno sguardo oltre l’orizzonte, di guardare al di là del nostro naso, per poter così apprezzare il mondo che ci circonda in tutta la sua essenzialità e semplicità. Basterebbe mollare anche solo qualche grammo di quelle tonnellate che ci schiacciano il corpo e ci affollano i pensieri, per poter apprezzare un granello di sabbia sopra il quale camminiamo, il respiro del vento o il sussurro del mare, il sorgere o il tramontare del sole, l’alternarsi delle stagioni. Così presi dal fare produttivo del tram-tram quotidiano perdiamo il nostro ritmo biologico e tra fare e fare finiamo per non aver concluso un bel niente, a fine giornata ci accorgiamo di non aver affatto vissuto, eppure senza quella routine organizzata ci sentiamo come persi.

Poi se qualcuno cerca di uscire da quei confini imposti, di oltrepassare gli argini e spezzare le catene per andare controcorrente, di osare, di camminare con le proprie gambe, di liberarsi di quelle maschere per mostrarsi a se stesso così com’è…ecco che costui verrà chiamato “folle”!  eppure in ognuno di noi esiste un briciolo di follia e ciò che definiamo normalità non è altro che finzione, in realtà siamo tutti un po’ folli e solo con tale consapevolezza è possibile resistere eroicamente ai colpi che di continuo il mondo odierno ci scaglia, per divenire finalmente protagonisti delle nostre scene di vita.

Dunque non ci resta che ridere, consapevoli delle nostra follia di uomini in carne ed ossa, e in un mondo che ci vuole maschere avere il coraggio di mostrare il proprio volto senza veli e censure.

JOSEFINA

Condividi:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *