Festival-Pantelleria: I Cantautori ritornano di Giovedì. Il Manifesto

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Se c’è una cosa che in Italia è stata fatta bene nel 20esimo secolo, quella è stata “scrivere canzoni”. Su questo non ci piove. – Negli anni 60, in mezzo a quella tradizionale canzone melodica italiana che si sentiva sempre in radio e in televisione nei programmi d’intrattenimento, grazie forse ad un’ondata derivata dalla Francia dove cresceva la canzone impegnata ed esistenzialista di Bressens, Ferrè, Aragon, Vian e di altri famosi chansonniers francesi nasce quel filone di cantautorato nostrano, che tanto ha fatto parlare di sé ed ha animato la musica italiana dalla metà del 1900 fino forse alla fine della “buon’anima” del secolo scorso. Con i vari Ciampi, De Andrè, Paoli, Gaber e poi i più idealisti Guccini, De Gregori, Fossati, “la parola” diventa il perno delle nostre canzoni, specialmente la parola sociale, quella che si interessa, quella che racconta ciò che per pudicizia, buon costume o timore è nascosto. Quindi con testi che cominciavano a fregarsene di papaveri e papere, si raccontava la vita, l’amore, la morte, dando inizio ad una stagione del cantautorato italiano, feconda e ricca di capolavori assoluti. Ma quanto dura quest’ascesa? Dagli inizi del duemila, con la comparsa forse dei talent, con l’eccesso uso della tv come mezzo di paragone e lo share come indice di gradimento, la figura del “cantautore” e dunque la “tradizione cantautorale” del nostro paese è andata un po’ scemando. Si è dato più spazio agli interpreti, creando la cosiddetta “epoca dei cantanti”, mettendo un po’ in ombra l’ “universo della canzone d’autore”. Ma dopo quasi vent’anni che non se ne sente parlare, dagli anni 2000 in poi, quest’universo è riuscito a rimanere in vita? Esiste ancora una tradizione cantautorale da conoscere, [ri]conoscere e dunque da difendere?

La risposta è SI e per quanto questo sia rimasto ed è ancora in ombra, esiste da molto tempo un fervido sottobosco, un panorama musicale e cantautorale italiano che scalpita, si muove, parla e fa parlare di sé. Tutto questo è stato chiamato “La leva cantautorale degli anni Zero” che adesso, con le nuove generazioni di cantautori in continuo fermento, già si parla di “Leva cantautorale degli anni Dieci” ma poco importa perché prende tutto piede dalla stessa matrice.

Com’è consueto e naturale, riprendendo gli albori della tradizione cantautorale italiana e da buoni cantautori difendono e diffondono le proprie idee multicolore, a geometria variabile, non appecoronate, libere da condizionamenti e rigidità ideologiche. Le nuove leve cantautorali sono l’orgoglio della prima, ma a differenza di quest’ultima, pagano un isolamento che qualcosa dovrà all’asfissia delle case discografiche ma molto, e soprattutto, all’indifferenza dei salotti buoni, degli opinionisti, dei maitre â penser che all’epoca hanno santificato chiunque la pensasse come loro e ora sono a corto di santini. Ecco, questa è la differenza: i cantautori storici piacevano innanzitutto alla gente che piaceva. Adesso questa “gente che piaceva”, non piace più come una volta e questi “nuovi cantautori”, per fortuna, piacciono a “tutti gli altri” e forse per un certo punto di vista, è meglio così.

IDEA E CUORE DEL PROGETTO:

Esistono solo due modi per conoscere questa nuova realtà cantautorale: o nei meandri del web, nei quali bisogna comunque essere ben indirizzati per passaparola; oppure nei locali, pub e piccoli teatri, della grandi e medie città italiane dove la musica live è una vera e propria istituzione.

Non ci sono altre chance per conoscere quella che è l’attuale situazione della canzone d’autore italiana e questo progetto dunque, in sintesi, ha come fine ultimo il tentativo di portare nel cuore dell’isola di Pantelleria alcuni artisti, esponenti, delle nuove leve cantautorali – premiati e riconosciuti da un largo pubblico di nicchia e da “addetti ai lavori”, ma poco conosciuti al grande pubblico di massa.


Danilo Ruggero- Coordinatore del Festival 

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