Folli. Disperata opera comica

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Tra qualche ora partirò con la mia vecchia Punto per andare ad imbarcarmi a Napoli, destinazione Palermo-Trapani-Pantelleria. Lo scorso 26 maggio a Roma ho replicato per l’ultima volta (la 105^) “La casa dei silenzi”. Forse a dicembre tornerà in versione “domestica”, circuito nazionale “Teatroxcase”. Il prossimo 5 agosto (fino al 9) debutto in anteprima a Pantelleria (Castello) con il mio nuovo spettacolo  Folli. Disperata opera comica.
Ci ho lavorato per mesi, continuerò a farlo fino a un’ora prima di andare in scena. Una pièce surreale, intensa e partecipata, tragicomica ma feroce, amara, attualissima, che racconta il malessere e le contraddizioni della società in cui viviamo. Un monologo che ho cercato di cucirmi addosso (io, “sarto” di me stesso) e che mi “costringe” ad una sorta di one man show, da cui non si sa mai se si esce vivi, ma che mi stimola forte ad “abitare” la curiosità e la meraviglia dell’eterno gioco del teatro.

Sul piccolo palco del Barbacane non sarò solo. Come me due preziosi e straordinari musicisti, non meri esecutori ma interpreti. Venire a Pantelleria con una produzione teatrale non è “agevole”, molte sono le difficoltà da affrontare. Tempo fa avevo pensato di tornarci solo come “turista”, ma ogni volta, inevitabilmente, come il topo di Kafka, vado a finire nella trappola. E’ la “maledetta passionaccia” e soprattutto il richiamo e il fascino del Castello, dove nel 2008 per otto giorni ho vissuto (insieme ad un manipolo di temerari filodrammatici panteschi) l’esperienza fantastica e indimenticabile del primo “Minnifuttu”.Recitare, letteralmente, fisicamente attaccati al pubblico in uno spazio che contiene solo 100 spettatori è per un attore un appagamento unico.
Come sempre, rischio in proprio. Non ho finanziamenti pubblici, solo qualche piccolo contributo privato. E l’aiuto dei ragazzi di Agorà, e la collaborazione di Salvatore Spata, sempre disponibile e professionale.

Anche voi, se vorrete, potrete darmi una mano. Come spettatori, s’intende. Non per una questione mercenaria, ma per un fatto culturale. Nel nome del teatro. Perché “il teatro è vita, il teatro mette il cuore e la mente davanti al fecondo, incessante, inarrestabile fluire del loro significato”.

Gianni Bernardo

Segui la programmazione estiva sul sito www.manio.it

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