George Clooney e Agorà: stessa visione sull’arte.

clooney

 

Il prossimo 13 Febbraio il nuovo film di George Clooney, Monuments men , approderà nelle sale cinematografiche italiane. Un film tratto dal libro di Robert M. Edsel, che racconta la vera storia di un team internazionale di esperti e amanti d’arte, che si occuparono di mettere in salvo numerose opere che Hitler e i nazisti volevano distruggere. Una storia davvero particolare,  che Clooney racconta per far conoscere al mondo una vicenda realmente accaduta, ma stranamente mai resa pubblica. Di certo, un film che va molto controcorrente rispetto alle condizioni in cui oggi versa l’arte nel nostro di Paese. Negli ultimi giorni sul web impazza la bufala che la storia dell’arte sia stata abolita dai piani di studio delle scuole superiore a cui è seguita, per fortuna, la puntuale smentita da parte del ministro Carrozza. Allora qual è la verità ? La riforma “Gelmini” allora molto discussa con tanto di proteste per le strade di ogni città da parte degli studenti, tra le tante cose, ne aveva ridotto davvero le ore di insegnamento nei licei. Ad oggi però nessun corso è stato del tutto chiuso.  A chiudere invece, giorno per giorno, sono centinai di musei perché evidentemente in un periodo di crisi come quello di questi ultimi anni l’unica “scelta intelligente”  sembra essere quella di tagliare i fondi alla cultura. L’ultima vittima di questi tagli stava per essere la Fardelliana, famosa biblioteca trapanese. Ritorniamo un attimo da dove siamo partiti: il nuovo film di Clonney.

 

Il film si snoda attorno ad un’unica domanda: la vita di una persona è più importante di un’opera d’arte? Hitler non voleva solo uccidere gli uomini, ma voleva anche uccidere l’identità e la memoria di un popolo. Gli ordini erano ben precisi: alla sua morte qualunque opera d’arte rubata dai paesi  conquistati, ed erano davvero molte, dovevano essere distrutte. Ecco che allora entrarono in gioco questi “Monuments men” che mettendo a rischio la propria vita si cimentarono in questa missione.

L’obbiettivo?

Salvaguardare le opere d’arte del Vecchio Continente non ancora danneggiate dai bombardamenti e recuperare l’enorme quantità di dipinti, statue e manufatti che i Nazisti avevano razziato lungo il loro cammino. Allora, ma quelli erano altri tempi, la vita di un‘ opera d’arte valeva più della vita di uomo. Perché un’opera d’arte non è solo il prodotto di un geniale artista, ma racconta la storia e l’identità di un popolo che Hitler, nella sua follia, voleva annientare. Oggi, invece, quanto vale un’opera d’arte?

Ecco quello che pensiamo noi, giovani dell’agorà, rispetto all’arte: in tempi di crisi spendere per cultura, per la scuola e per l’Università non è uno spreco, ma un investimento, uno stimolo alla ripresa. Le riduzione di spese per la cultura italiana “sono stati il frutto di scelte politiche, non di qualche manovra contabile. Che si debba ridurre il debito, può essere una necessità oggettiva. Dove fare i tagli, no: è una decisione politica. Ed è stata una decisione miope”.

Nell’attesa di qualche provvedimento o di qualche “Monuments man” del film di Cloney, gli studenti del Paese con la metà del patrimonio artistico del mondo occidentale continueranno a frequentarlo e studiarlo ben poco, almeno tra i banchi e sui libri di testo!

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