L’eco della kermesse è ancora vivo,ma i residenti di Via del Passito sono inferociti.

la via del passito

Vi proponiamo un articolo, una storiella, chiamatela un pò come vi pare, scritta dall’amico Gianni Bernardo.

Pantelleria, grande successo di Passitaly, rassegna dedicata ai vini naturali dolci del Mediterraneo.
L’eco della kermesse è ancora vivo. Ma i residenti di Via del Passito sono inferociti.
“Non dico il ministro delle politiche agricole o l’assessore regionale – commenta deluso Ciccio Gerolamo, uno degli abitanti della via – nemmeno un consigliere comunale s’è visto”.
“Qualcuno – continua Angela Pasquina – poteva farci una visita, un saluto alla via intitolata al prodotto di maggiore eccellenza dell’agricoltura pantesca”.
Alla fine di via San Michele, dopo le ultime case di Buccuram e poco prima di Sciuveki c’è VIA DEL PASSITO: pochi metri di strada senza uscita che sbocca in una stretta mulattiera.
Ci vivono cinque famiglie, 18 persone più qualche randagio e conigli selvatici che ormai hanno raggiunto le abitazioni. In prossimità neanche una vigna, una “mataretta”, nemmeno una vite; poco più in là bosco e terreni “ghierbi” da tempo. Nessuno dei residenti possiede una cantina, un “makasenu di vinu”, nemmeno una botte o un “vallirottu”. E, udite udite, in via del Passito pare siano tutti astemi.
“Da dove hanno ricavato il nome della strada” – chiede un po’ agitato Nino Burdulaca – chi ha dato il nome alla via?”. “Cu era ‘stu geniu?” aggiunge Titta Nifeli.
Peccato! Dei cinquanta giornalisti accreditati da tutto il mondo, nessuno ha potuto scrivere che il Passito ha meritato perfino una via. Con sommo dispiacere di Ciccio Gerolamo, Angela Pasquina, Nino Burdulaca, Titta Nifeli e tutti gli altri che hanno pianto di dolore.

Gianni Bernardo

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