Leggere per vivere: passaparola! | Germana Guida

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“La lettura rende l’uomo completo”: veniva detto circa 500 anni fa da un grande filosofo inglese, Francis Bacon (1561-1626). Per quante persone, o meglio, per quanti giovani è ancora così? Secondo una recente ricerca dell’ISTAT (Istituto nazionale di Statistica), nel 2010 il 46,8 % della popolazione italiana con più di 6 anni dichiara di aver letto, per puro interesse personale, almeno un libro nei 12 mesi precedenti l’intervista. Questi dati registrano un aumento superiore all’ 1% rispetto al 2009, riportando una quota più alta di lettori tra ragazzi/e  fra 11 e 17 anni (59 %) , con un picco fra i giovanissimi compresi fra gli 11 e i 14 anni (65,4 %). Tuttavia, non fatevi ingannare dai numeri! Non è certo un buon risultato se si considera che l’Italia ha uno dei più bassi livelli di lettura europei, preceduta soltanto da Spagna e Grecia.  Perché è così importante leggere? Cosa ha da offrire in più un libro rispetto ad una partita a pallone con gli amici o ad un “interessante” reality show alla televisione? E’ piuttosto difficile per chi ama la lettura riassumere in poche parole tutti i vantaggi ed i benefici da essa ricavabili;  in primo luogo, è cosa nota e universalmente accettata che quanto più si legge tanto più vasto ed appropriato è il proprio vocabolario o, in maniera più esplicita, la capacità di sostenere un dialogo con le persone aumenta se si ha alle spalle una buona biblioteca di libri già letti. Tuttavia, per quanto importante possa essere la capacità di espressione, ridurre il piacere di leggere ad un semplice mezzo per fare sfoggio di cultura è, per certi versi, una vera e propria offesa per un lettore. Infatti, il valore e l’importanza di un buon libro sono qualcosa che va oltre un fine prettamente pratico, limitato alla vita di tutti i giorni, ma investono chi legge in tutti gli ambiti della sua vita. La storia narrata, in base alla natura stessa del libro, può cambiare e influenzare l’agire di chi, per piacere o perché “costretto” da un dovere scolastico o professionale, si è addentrato nel fantastico mondo del “nero su bianco”. E’ proprio in questa capacità di estraniare il lettore dalla realtà che, a mio parere, risiede la vera essenza della lettura; infatti, in un periodo in cui si parla solo, purtroppo, di crisi e difficoltà (la cui fine sembra per ora lontana, quasi irraggiungibile) cosa c’è di più allettante del sedersi fuori in veranda, o sul divano, e lasciarsi trasportare lontano, in un universo parallelo fatto di avventure ed emozioni, suspense e colpi di scena, come solo quello dei libri può esserlo? Inoltre, nelle pagine di un libro si può trovare un modello di vita incorruttibile cui ispirarsi: il protagonista, un personaggio secondario o anche, perché no, il cattivo di turno diventano il proprio “alter ego” che compie imprese che noi, incatenati nella triste realtà, non possiamo fare. Concludendo, ciò che meglio riassume in modo semplice e limpido il fine ultimo della lettura sono le parole di un altro grande del passato, Gustave Flaubert (1821-1880): “Non leggete, come fanno i bambini, per divertirvi, o, come fanno gli ambiziosi per istruirvi. No, leggete per vivere.”

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