Una “maledetta traversata”. Per non dimenticare

traversata

Sono già passati 5 anni dalla tragedia di Lampedusa. Allora commentavo così quella “maledetta traversata

3 Ottobre 2013

Sono appena passati due giorni dalla strage di Lampedusa e ancora il mare non ha restituito tutti i corpi. Le vittime saranno circa un duecento. Ecco cosa rimane di quei corpi. Un semplice numero che sostituisce i 200 nomi di quelle persone che nella “maledetta traversata” hanno perso la vita. Ancora una volta gli abitanti di Lampedusa hanno manifestato la propria solidarietà e lo stesso disappunto contro lo Stato e l’Europa. Molte le parole di cordoglio dalle più grandi cariche italiane e Europee.

<<Spero che l’Unione Europea si renda conto che questo non è un dramma italiano ma europeo». Lo ha detto il ministro dell’Interno e vicepremier Angelino Alfano.
«È una strage tremenda. Una tragedia che provoca un dolore infinito. Un’emergenza umanitaria che va ben oltre i confini del nostro Paese». Lo afferma il presidente dei senatori del Pd Luigi Zanda.
<<Chiedere con più forza di quanto fatto finora un intervento condiviso dall’Unione Europea, a partire dall’adozione di canali umanitari che rendano più sicuri questi viaggi, sui quali organizzazioni criminali lucrano sulla pelle di uomini, donne e bambini», dice il ministro dell’Integrazione Cécile Kyenge.
«La tragedia di Lampedusa scuote le nostre coscienze. Il Mediterraneo è diventato il cimitero delle speranze invece di essere l’orizzonte dello sviluppo. Dobbiamo impegnarci di più, come italiani e come europei>>.Così conclude il segretario del Partito democratico.

Bene, ma adesso alle lodevoli parole devono seguire necessariamente i fatti. “Non si può delegare il destino di uomini, donne e bambini alla sola Italia, alla sola piccola isola di Lampedusa. Così scriveva il sindaco di Lampedusa Giusi Nicolini parecchi mesi fa a seguito di un ennesimo sbarco. Anche in quella occasione, uomini e donne e non numeri avevano perso la vita.

Le notizie dell’ultima ora propongono il premio nobel per la pace a Lampedusa. Favorevole, ma bisogna andare oltre. Servono degli interventi mirati e strutturali da parte dell’Europa, dell’Italia, magari una rivisitazione della legge Bossi-Fini! Servirebbero meno parole, seppur lodevoli, e più fatti. Intanto piangiamo questi morti, nostri fratelli, di cui probabilmente non conosceremo mai il nome.

Angelo Casano
Twitter: @Angelo.Casano

Segue la lettera dell’allora Sindaco di Lampedusa:

“Sono il nuovo Sindaco delle isole di Lampedusa e di Linosa
Eletta a maggio, al 3 di novembre mi sono stati consegnati già 21 cadaveri di persone annegate mentre tentavano di raggiungere Lampedusa e questa per me è una cosa insopportabile. Per Lampedusa è un enorme fardello di dolore. Abbiamo dovuto chiedere aiuto attraverso la Prefettura ai Sindaci della provincia per poter dare una dignitosa sepoltura alle ultime 11 salme, perché il Comune non aveva più loculi disponibili. Ne faremo altri, ma rivolgo a tutti una domanda: quanto deve essere grande il cimitero della mia isola?
Non riesco a comprendere come una simile tragedia possa essere considerata normale, come si possa rimuovere dalla vita quotidiana l’idea, per esempio, che 11 persone, tra cui 8 giovanissime donne e due ragazzini di 11 e 13 anni, possano morire tutti insieme, come sabato scorso, durante un viaggio che avrebbe dovuto essere per loro l’inizio di una nuova vita. Ne sono stati salvati 76 ma erano in 115, il numero dei morti è sempre di gran lunga superiore al numero dei corpi che il mare restituisce.
Sono indignata dall’assuefazione che sembra avere contagiato tutti, sono scandalizzata dal silenzio dell’Europa che ha appena ricevuto il Nobel della Pace e che tace di fronte ad una strage che ha i numeri di una vera e propria guerra.
Sono sempre più convinta che la politica europea sull’immigrazione consideri questo tributo di vite umane un modo per calmierare i flussi, se non un deterrente. Ma se per queste persone il viaggio sui barconi è tuttora l’unica possibilità di sperare, io credo che la loro morte in mare debba essere per l’Europa motivo di vergogna e disonore.
In tutta questa tristissima pagina di storia che stiamo tutti scrivendo, l’unico motivo di orgoglio ce lo offrono quotidianamente gli uomini dello Stato italiano che salvano vite umane a 140 miglia da Lampedusa, mentre chi era a sole 30 miglia dai naufraghi, come è successo sabato scorso, ed avrebbe dovuto accorrere con le velocissime motovedette che il nostro precedente governo ha regalato a Gheddafi, ha invece ignorato la loro richiesta di aiuto. Quelle motovedette vengono però efficacemente utilizzate per sequestrare i nostri pescherecci, anche quando pescano al di fuori delle acque territoriali libiche.
Tutti devono sapere che è Lampedusa, con i suoi abitanti, con le forze preposte al soccorso e all’accoglienza, che dà dignità di esseri umane a queste persone, che dà dignità al nostro Paese e all’Europa intera. Allora, se questi morti sono soltanto nostri, allora io voglio ricevere i telegrammi di condoglianze dopo ogni annegato che mi viene consegnato. Come se avesse la pelle bianca, come se fosse un figlio nostro annegato durante una vacanza”

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