Maria Rita D’Orsogna interviene durante la conferenza “Riempiamo il mare di Passito”

maria rita d'orsogna

Vedere quanto i nostri mari, dall’Adriatico al Tirreno, dallo Ionio al Canale di Sicilia, siano puntellati di concessioni per indagini o per trivellazioni vere e proprie ha veramente lasciato senza parole. I danni all’ecosistema, alla fauna ittica e all’ambiente in generale iniziano fin dalla prima fase di esplorazione dei fondali: le violente esplosioni di aria disorientano delfini e balene provocando episodi di spiaggiamento, vengono provocati danni alla vita dei pesci, alle uova e al loro sistema riproduttivo con conseguenza negative all’attività della pesca. Nella fase dell’estrazione vera e propria sono utilizzati fanghi e fluidi speciali, la cui composizione rimane rigorosamente segreta, di sicuro si è appurato che alcuni componenti sono altamente tossici e leggermente radioattivi, difficili da smaltire e quindi contaminanti per l’acqua marina. Per ogni barile di petrolio estratto si producono dieci barili di acqua di scarto che finisce in mare o nel terreno. Una piattaforma riversa in mare, nei 20/30 anni della sua attività, ben 90.000 tonnellate di inquinanti. Il petrolio italiano è il più scadente che si possa immaginare, per ricavarci benzina necessita di una lunga lavorazione che produce uno scarto di fanghiglia corrosiva, melmosa, densa e maleodorante. Per eliminare quindi lo zolfo si costruisce un desolforatore, lo zolfo scaricato nell’atmosfera si attacca alle cellule degli esseri viventi e impedisce di respirare, produce danni alla vista e al sistema nervoso, è probabile causa di tumori e arriva a cambiare il DNA.
“Bisogna sfatare il mito che il petrolio porti lavoro e ricchezza – ha sottolineato Maria rita D’Orsogna – il petrolio estratto in un anno davanti alle coste siciliane basta per coprire un solo giorno e qualche ora di consumo dell’intera Sicilia! Quale ricchezza hanno prodotto tutti questi anni di petrolio? La Sicilia è la regione più povera d’Italia e si scambia sempre il primato con la Basilicata, un’altra regione dove il petrolio la fa da signore. Ma allora dove è tutta questa ricchezza, chi si arricchisce? ”
Disarmante la risposta: a guadagnarci sono i petrolieri che considerano l’Italia un buon posto per fare business, basti pensare che in Libia c’è l’obbligo di versare allo Stato il 90% degli utili, in Russia e in Norvegia l’80%, in Italia basta il 10% per la terraferma e il 4% per il mare; esiste inoltre una soglia minima di estrazione che permette di non pagare nulla a fronte di una certificazione fatta dallo stesso imprenditore.

Un comunicato da parte dell’amministrazione comunale. 

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