Me ne frego & m’accontento! | Pantelleria 2025 | Danilo Ruggero

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Me ne frego! – Slogan dannunziano e filofascista utilizzato durante e successivamente l’Impresa di Fiume nel ‘19. Non si conosce esattamente da quale bocca uscì per la prima volta ma, quello che si sa, è che a Pantelleria, per coloro che decidono delle sorti gli abitanti e dei collegamenti con il resto del mondo, è un verso che non è mai passato di moda. Prima erano avvenimenti sporadici, giustificati e resi legittimi, quasi sempre, dalla realtà delle cose. Fino a venti/venticinque anni fa, quando si sentiva: “a nave un vinne picchì c’è malu tempo”, affacciandoti alla finestra, era plausibile e probabile che se  abitavi, anche a duecento metri lontano dal mare, un leggero schizzo d’acqua salata, ti avrebbe potuto fare una sana e rinfrescante “doccia”. Adesso però, sarà per la crisi che non si è mai risolta totalmente, sarà per la mentalità siciliana, che ancor più di quella italiana, è diventata “leggera”, priva di morale, sciolta dalle fiscalità, dalle regole e da sensi di colpa, ma queste maledettissime navi se ne strafegano delle esigenze del popolo pantesco e hanno fatto sempre quel che gli parso opportuno ogni santo giorno, mare o non mare che tenga. O almeno è così che la vede chi abita su quest’isola. Perché di fronte al quel mutismo cronico e astensionista di chi dovrebbe poter dare delle risposte e della motivazioni plausibili sul perché un comandante di un traghetto si svegli ogni mattina da trent’anni e guardando il mare piatto decida di starsene a letto un giorno si e un giorno no, i panteschi non possono far altro che auto-rispondersi che tanto lui il pane a casa lo porta in qualsiasi caso, dichiarando “mare agitato” nel canale per discolparsi, anche senza che questo sia necessariamente vero. Ai panteschi però, grazie a questo menefreghismo, spesso il pane a casa è rischiato mancasse, causa mancanza fattore primo che è la farina, che sfortunatamente è reperibile solo in terra ferma!

Nei mesi invernali, già all’inizio del 2000, era ancora sopportabile l’abbandono e l’isolazionismo per qualche giorno senza una grossa motivazione. Una delle due compagnie che operano su Pantelleria, sicuramente più esemplare dell’altra, rispettò mediamente, le tratte fissate fino al 2015. L’altra già dava cenni di diserzione agli inizi del 2012, quando stavano per scadere i bandi per l’isola e si diceva mancassero i fondi per rinnovarli. Vennero prorogati a data da destinarsi ma mai ci fu un programma stabilito e rispettato nonostante la compagnia in questione, “la Siremar, con una convenzione firmata con il ministero delle Infrastrutture e Trasporti, usufruì  ogni anno dal 2013, fino a luglio del 2024, di contributi pubblici pari a 55,7 milioni di euro”. Si dava ancora peso alle asserzioni della suddetta compagnia che si dichiarava, impossibilitata alla navigazione per via delle intemperie immaginarie. Nonostante le denunce e le richieste di chiarimento, nel febbraio 2013, indirizzate al prefetto di Trapani e alla regione siciliana, che continuava imperterrita a “cadere dalle nuvole” ogni qual volta riceveva delle lamentele per la latitanza,  ormai  ordinaria, della compagnia dei traghetti, dopo ventidue anni, come auspicabile, il menefreghismo per le sorti di Pantelleria aumentò notevolmente. Da giorni si passò a settimane e da settimane a mesi senza mai poter scorgere all’orizzonte un puntino fumante e maleodorante ma ahimè molto caro agl’isolani.

Nel marzo 2013, tra nuovi bandi, acquisti dei titoli di società, nuovi amministratori, allettanti programmi e sempre ingenti somme di denaro statale che sovvenzionavano l’impresa, un barlume di speranza si accese nell’animo isolano. Si ricominciò con regolari tratte dal primo agosto e tutte sembrava dovesse funzionare.

Ma la stagione estiva, dato il periodo nero, non portò i frutti sperati alla “pseudo nuova” impresa, e forse per l’incapacità contrattualistica della politica locale, o magari per perenne menefreghismo di quella regionale, essa dichiarò non conveniente la prosecuzione di quel servizio soprattutto in periodo invernale, sostenendo di non avere neppure la possibilità a livello finanziario. Dimostrando così, nuovamente, quanto fosse importante per lo stato Italiano una realtà come Pantelleria, la compagnia Siremar, senza nessuna contestazione da parte di alcun ente, con tanto di nuova amministrazione, interruppe il servizio dal 30 settembre al 31 maggio. Pantelleria rimase con una sola nave operante, mediamente ogni giorno, durante il periodo invernale fino al 2015, come su riportato, ovvero fino a quando, il 15 marzo di quell’anno, anche l’altra compagnia, Traghetti delle Isole, dichiarò infruttuoso l’operato sull’isola e per mancanza di fondi organizzò la tratta solo per due giorni alla settimana, con le sole contestazioni degli isolani che, come si dice, si lamentarono “da vucca in fora”. Contando i giorni in cui capitava fosse realmente e comunemente impossibile l’attracco della nave, capitò di restare totalmente isolati per mesi. Inutili furono tutte le richieste d’aiuto inoltrate a chiunque fosse istituzionalmente responsabile e capace di potere di far qualcosa. Ogni tanto, come in passato, arrivava l’aero militare a dare il contentino agli “isolati”, rifornendoli del necessario per sopravvivere e le lamentele così si fecero sempre più sporadiche. Nel 2023, con le nuove elezioni comunali, salì quel partito che nel suo programma aveva come obiettivo l’acquisto di una nave locale per garantire un traffico commerciale e di persone più solido, ma questi progetti così grandi, per un isola così “piccola” e con implicazioni politiche di una certa portata, lasciano il tempo che trovano da sempre, per cui cadde tutto in questi ultimi due anni. Adesso, di quel progetto, ne rimangono soltanto le voci e Pantelleria nel suo tacito e inconsiderato disfacimento, ha una mentalità accostabile a quel “Me ne frego!” dannunziano citato all’inizio. Non che prima non fosse già presente nell’animo pantesco, ma adesso, grato del fatto che i collegamenti con la terra ferma ci siano almeno due volte a settimana anziché nessuna, ha anche quella mentalità del “chi s’accontenta gode”, citato in una famosa canzone di Ligabue ma da sempre mal interpretato perchè in realtà testualmente anche lui dice: chi s’accontenta gode, [ma] così così.

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