Noi come Alice | Samuela Guida

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“Se io avessi un mondo come piace a me, là tutto sarebbe assurdo: niente sarebbe com’è, perché tutto sarebbe come non è, e viceversa! Ciò che è, non sarebbe e ciò che non è, sarebbe!” così dice “Alice nel paese delle meraviglie” fornendoci lo spunto per delle domande che adesso diventano di necessaria importanza: cosa “non è” nella nostra isola? “non sono” i trasporti, da sempre temporanei, precari, quasi inesistenti; “non sono” i politici, interessati più al loro tornaconto che al bene comune e “non sono” i cittadini, uniti sempre nell’inventare l’ultimo pettegolezzo e mai quando bisogna impegnarsi per andare avanti e migliorare. E se davvero avessimo la possibilità di cambiare?

La nostra isola dovrebbe essere in primis collegata con il mondo così da poter essere finalmente considerata meno isola che non c’è e più paese delle meraviglie. Per far ciò servono trasporti funzionanti, meno elitari e soprattutto più costanti. Altro ruolo di fondamentale importanza è quello rivestito dalla classe dirigente, perché ci siamo stancati delle “regine di cuori” che giocano a cricket nel loro giardino personale mentre il popolo piange miseria fuori dalle mura del palazzo. Adesso basta! Bisogna smettere di leccarsi le ferite e guardare finalmente avanti agendo e soprattutto ragionando come insieme e non più come singolo. Per questo si dovrebbe scommettere sulla novità, su qualcuno che come il cappellaio matto sappia stravolgere le cose una volta per tutte. Ma soprattutto ciò che “non è ed invece dovrebbe” è il nostro modo di essere panteschi poiché c’è ancora chi non crede che è davvero l’unione che fa la forza, che siamo noi che possiamo fare la differenza lottando affinché nessuno ci “tagli la testa”.

Un cambiamento quindi che abbracci tutto e tutti è quello che serve veramente, ricordando, a chi non sapesse da dove partire, il consiglio che Lewis Carroll fa pronunciare al Re del suo straordinario libro: “Inizia dall’inizio e vai avanti finché non arrivi alla fine: poi, fermati”.

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