Pantelleria ha bisogno di amore

i nostri lettori ci scrivono

Di Clara Greco

Ieri guardando le foto degli incendi ho avuto modo di capire molte cose.
Tra uno scatto di rabbia, una fitta di tristezza, tra quelle fiamme e il disgusto della gente, ho capito perché Pantelleria si fa carico di innumerevoli problematiche.
Ho capito perché un’isola dai grandi potenziali come questa non riesca ad elevarsi, a evolversi, a proporsi e a soddisfarsi.
Le mie intuizioni sono nate da una semplice domanda che mi rimbombava nella testa, scaturita dal fatto che mi sentissi come se qualcuno avesse bruciato casa mia, e cioè: chi brucerebbe mai la propria dimora?
E ho capito…
Pantelleria da anni non viene sfruttata come dovrebbe, Pantelleria non rende come potrebbe rendere e non attira come potrebbe attirare.
Semplicemente, il pantesco, non percepisce l’isola come CASA, e non percependola come tale, non la cura e non fa niente per far si che questa si elevi dall’essere semplicemente un punto disperso in mezzo al mare.
Ieri, il panterucolo, il panteschino, il pantesco non degno di esser chiamato pantesco, quell’uomo piccolo, ha dato fuoco alla propria dimora. Ieri, il panterucolo, ha dato fuoco alla MIA casa, alla NOSTRA casa.
L’appiccare un fuoco, è solo il modo più palese ed eclatante per rinnegare l’isola, ma ce ne sono molti altri.
Spegnereste mai una cicca sul pavimento di casa vostra? Creereste mai un cumulo di immondizia nel vostro salotto? Sprechereste mai , in modi esorbitanti, acqua e luce ? Dareste mai fuoco al vostro letto?
E i vostri figli? Li caccereste mai di casa? Li fareste diventare figli d’altri? Vi fareste mai, volontariamente, detestare e disconoscere dai vostri figli?
No? Ma lo state facendo, lo stiamo facendo tutti i giorni. Ieri è stata l’ennesima dimostrazione.
L’isola è sporca, poco curata, ricca di risorse abbandonate a se stesse, e i giovani scappano. C’è chi sull’isola non ci tornerà mai più, se non come turista, con distacco, ogni tanto…
Pantelleria è un punto nel mare, vittima degli eventi, passiva. Pantelleria dovrebbe essere una calamita, un punto fulcro su cui far convergere milioni di energie (turismo, produzione, energie rinnovabili , ecc..)
Dovremmo comportarci da abitanti in simbiosi con l’isola, non da parassiti anonimi su di essa.
Siamo i figli di questa piccola ma grande terra che pulsa di possibilità, e queste possibilità dobbiamo farle uscire allo scoperto e far si che crescano, ben visibili al resto del mondo!
Parlo di simbiosi: se noi curiamo l’isola, sarà più facile e piacevole percepire quello che l’isola dona a noi.
Cosa vedete quando andate alla sauna naturale? Cosa vedete quando andate alle acque calde? Cosa vedete quando percepite quanto montagna e mare si tocchino fra loro? Cosa vedete quando notate distese di campi coltivati? Cosa sentite quando assaggiate un bicchierino di passito? Ma un po’ di AMORE lo sentite?
Pantelleria è un vulcano spento che combatte contro il suo stato di dormienza , donandoci così un’energia infinita, che evapora dal terreno, spinta dal forte vento, e cullata da una pace infinita.
Quello che mi ferisce, spesso, è vedere quanto un turista sia molto più capace del pantesco stesso di scorgere tutto questo; quanto un turista spesso abbia più voglia del pantesco di sfruttare e rendere onore all’isola. PANTELLERIA E’ NOSTRA, è la nostra casa da curare, pulire, sfruttare, in cui accogliere nel migliore dei modi dei preziosissimi ospiti.
Che quella striscia nera sulle montagne, fra i terreni, dei fuochi accesi ieri, rimangano impressi negli occhi di tutti. Prendiamo come esempio l’omuncolo che ieri ha voluto segnare gravemente il territorio, realizzando che quello è il tipo di persona che non vogliamo e non dobbiamo essere! Non siate ciechi come chi appicca un fuoco per un vano tornaconto, apriamo gli occhi guardando in faccia quante possibilità ci offre questa terra. Perché, ripeto, siamo figli di questa terra, e un figlio non farebbe mai una cosa del genere alla propria madre, ma donerebbe ad essa solo un sincero amore.

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