Passito di Pantelleria: servono manager, creativi e imprenditori.

passito di Pantelleria

Riceviamo e pubblichiamo,  una nota in risposta all’articolo “Perchè non aprire un istituto agrario a Pantelleria? “

L’abbandono delle campagne può parzialmente essere contrastato con leggi, leggine, incentivi, scuola di agronomia ecc.
Ma la verità è che alla fine dei conti è il mercato a decidere, la verità è che il Passito di Pantelleria (per non parlare degli altri vini) è visto in Italia come una cosa buona ma troppo cara (invece dovrebbe essere vista come una cosa cara ma assolutamente da avere), e che all’estero è completamente sconosciuto, come sconosciuta è l’isola che lo produce. Bisogna quindi chiedersi perché siamo in questa condizione, e forse scopriremmo che a mancare non sono tanto contadini e agronomi che vogliano lavorare una terra povera che non rende nulla, nessuno è così scemo, piuttosto manager, creativi, imprenditori, esportatori, viaggiatori, investitori, un consorzio capace di unire e innalzare un’intera denominazione alla luce dei riflettori internazionali. Allora finalmente le aziende pantesche venderanno 100000 bottiglie l’una a 50-400€ a bottiglia come fanno qui in Borgogna (dove come sai mi sono trasferito), e allora vedrai le campagne che si ripopolano di giovani. Ho appena terminato la vendemmia qui.  A raccogliere l’uva per la mia cantina avevamo a disposizione 25 persone, di cui 10 praghesi, 3 italiani, un tedesco, un uruguayano, il resto francesi, polacchi, slovacchi tra i 18 e i 50, la vendemmia è lavoro duro ma è anche una festa ed è piena di giovani da mezzo mondo! I raccoglitori sono pagati a 9,5€/ora, e in più ricevono vitto e alloggio. Tutta sta gioia e sta ricchezza deriva da buone scelte a livello di consorzio, che hanno alzato il livello medio di qualità al massimo, e che hanno un marketing collettivo enorme. Dopo 50 anni di giuste scelte, il risultato è che la Borgogna vende i suoi vini peggiori a 8€, e i suoi migliori a oltre i 10.000€ a bottiglia. Insomma per farla breve, se non ci sono i quattrini, non c’è nessuno a lavorare la terra “aggratis”! E per fare export, buon marketing, aumentare il prezzo a bottiglia e fare più quattrini servono forse altre figure professionali, giovani agricoltori e altre professioni correlate verranno di conseguenza. Ovviamente lo stesso discorso vale per i capperi, di cui però ho meno esperienza.

Lorenzo Scaglione

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