In piedi per il caffè!

caffè

Di Vincenzo Sandonato

Sono le 05.56 di mattina del sei gennaio, il termometro mi informa che nella gelida aria di paese ci sono cinque gradi centigradi, si gela. Dopo la breve sosta alla fermata degli autobus per accompagnare la mia ragazza decido di fare colazione, ancora l’inverno è lungo e non vi è traccia di sole all’orizzonte. Salito in macchina e accesa l’aria calda al massimo vago per le deserte strade in cerca di un luogo dove consumerò un cornetto ed un caffè. Guidando mi viene in mente il luogo dove abitualmente prendo il caffè quando si fanno le ore lunghe, si sa in fondo che ognuno ha i suoi posti per le diverse fasce d’orario: alle 15.00 preferisco un bar, alle 04.00 invece ne scelgo un’altro come un’itinerario tacito ma rigido da mantenere. Opto per il solito bar delle 04.00 ma vedo che è pieno di gente e subito capisco che in paese ci sarà stata un festa fino a tarda notte da qualche parte.

No, non mi fermerò lì, non ho voglia di vedere gente imbellettata e alla fine di una sbornia che parla delle false conquiste in discoteca che l’indomani risulteranno vane. No! Non saranno i miei commensali. Un po’ infastidito dall’invasione del mio solito luogo continuo a guidare e scorgo un’altro bar, non lo scelgo abitualmente ma so che potrebbe fare giusto al caso mio. Timidamente guardo dal finestrino dell’auto per vedere la che gente c’è, sperando di non inceppare in un’altra imboscata. Il posto è semi-vuoto, solo due persone sui cinquant’anni sono li, perfetto, scenderò. Entro soddisfatto e saluto con un bel “buongiorno”! Il barista ricambia con un volume ancora più alto, come se ci conoscessimo da una vita e forse un po’ si rende conto del saluto eccessivo, ma non da me sgradito, abbassando presto lo sguardo intento ad armeggiare con qualcosa.

Capisco la reazione e un po’ vergognato dell’aver troppo capito e di essermi fatto troppo capire mi avvio al bancone. Ordino un cornetto al pistacchio, ed immediatamente l’uomo accanto a me cambia la precedente ordinazione, ora desidera un cornetto alla ricotta, ottima scelta penso tra me e me. Mentre il barista va a farcirlo mi sovviene una discussione avuto con il batterista della mia band circa la vera tradizione del rito del caffè col cornetto; eravamo arrivati alla conclusione che l’uomo vissuto di tempi ormai andati, quello che immaginiamo sulla cinquantina con cappello, baffo pronunciato e sigaretta rigidamente senza filtro prendesse il caffè in piedi al bancone mentre chiaccherava di fatti sportivi o quotidiani della sua città col barista, mitica figura ormai forse un po’ imbastardita , che rispondeva col suo sapere e con le sue conclusioni dando vita anche ad apprezzati, brevi, fugaci dibattiti che come il fumo svanivano nell’aria non appena il cliente baffuto usciva dal suo bar abituale. La scelta del cornetto secondo me e il mio batterista poteva ricadere solo su tre tipologie: con marmellata, con la crema o semplicemente vuoto, nei tempi ormai andati non c’era posto secondo noi per varie ed esotiche farciture che oggi sono disponibili, il vero uomo dunque prendeva il caffè al bancone accompagnato dal cornetto alla marmellata mentre si leggeva il giornale chiaccherando col mitico barista. D’altronde i bar non sono nati forse per questo? Può sembrare una descrizione banale ma ormai assai poco reale, l’immaginario è condiviso da molti ma esiste solo nella nostra mente. Andate oggi in un bar in voga e vedrete che il caffè viene servito ai tavoli, tutti sono seduti e il caro vecchio bancone viene utilizzato solo al momento di pagare il conto. Le abitudini sono cambiate così come la clientela che apprenderà i fatti e le notizie da uno schermo facendo diventare il barista più una sorta di cameriere.

Solo i piccoli e decisamente meno affollati bar ancora resistono a queste nuove tendenze.
E’ arrivato il cornetto, nonostante questo pensiero ho ceduto al cornetto non conforme alla mia idea di tradizione, è al pistacchio ed in testa mia l’uomo baffuto ride di me guardandomi come fossi uno sciocco. Pazienza. Mentre mangio succede quello che volevo succedesse, un uomo anziano appellato dal barista con il nome di Zio Mario mentre prende il caffè narra un aneddoto: ai suoi tempi i vigili urbani avevano l’elmetto lungo bianco e stavano davanti la chiesa di San Diego per dirigere il traffico che consisteva di automobili miste a carretti, erano veramente affollate le strade e proprio per il sei gennaio vi era la festa della polizia municipale in cui tutti i vigili si riunivano in uniforme in una sorta di parata. Mentre ascoltavo interessato finisco il cornetto ed il barista senza
nemmeno parlare mi fa cenno per il caffè, io annuisco, mi ha letto nella mente come solo un professionista sa fare. Bevo un po’ di acqua gassata per tirare via la troppa dolcezza del cornetto e prendo l’ottimo caffè, mentre lo finisco l’anziano si avvia fuori dal bar con la sigaretta tra l’indice e il medio dicendo : , con aria un po’ afflitta ma allo stesso tempo saggia e sicura, sò chi è. Lui era l’uomo baffuto.

Pagai il conto e andandomene salutai con un caloroso arrivederci che fu ricambiato dal barista, rinnovai il saluto appena uscito all’uomo baffuto che fumava, forse anche solo per dimostrargli che ancora c’è quella forma di rispetto che prima predicava fosse finita, egli rispose felicemente e mi disse di stare attento che stava arrivando una macchina, io annuiì e salii in macchina avviandomi verso casa. Ho avuto la mia redenzione dall’aver scelto il cornetto al pistacchio, ho assistito al rito perfetto del caffè, tutti i personaggi della mia testa erano li. Come in un teatro ho preso parte ad uno spettacolo dalla perfetta esecuzione e tornai a casa così inspiegabilmente felice ed euforico da non poterci credere, ho assaporato un istante di vera quotidanietà, ho imparato che al bar si sta in piedi per il caffè.

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