Proprio questo denuncio Signor Tenente… l’obbligo di odiare.

montagna grande brucia

Proprio in questi giorni il servizio andato in onda su Linea Blu su Rai 1 ci ha riportato sui luoghi dell’incendio che nei mesi scorsi aveva distrutto più di 600 ettari di verde della montagna grande di Pantelleria. Quelle immagini ci hanno fatto venire in mente uno scritto di un giovane pantesco Riccardo Almanza.
[…] e proprio questo denuncio signor Tenente, l’obbligo che viene imposto a me ed ai miei figli: l’obbligo di odiare.

– Signor Tenente Buongiorno.
– Buongiorno a lei, mi dica.
-Vorrei sporgere una denuncia.
-Mi declini le sue generalità.
-Con piacere. Lei mi conosce poco perché per sua sfortuna è stato spedito qui come un pacco postale dalla lontana Sicilia e sicuramente quando ha preso visione dell’incarico avrebbe preferito licenziarsi. Sono la figlia di un signore, alcuni ne parlano come di un dio, molto potente, qualcosa che voi uomini non potete neppure immaginare. È un padre severo, la sua influenza mi ha sempre caratterizzato, mi protegge, mi isola, mi rende misteriosa, circonda la mia atmosfera di note tremende e serene insieme. Da quando sono nata mi lascio cullare dalle sue braccia fredde, altre volte quelle braccia si scaldano per asciugare le mie lacrime, spesso si trasforma in un mostro inarrestabile. In quei casi, sfoga la sua gelosia per una creatura così preziosa, rendendo impossibile la vita a chiunque cerchi di avvicinarsi a me.
Sono la sposa innamorata di un giovanotto che va sempre in giro vestito di un blu intenso, da sogno, che cela sotto un aspetto sublime un mondo di ricchezza straordinaria, che regala frutti a chi lo ama e pace a chi lo ascolta. È l’unico che con la sua bellezza è riuscito ad avvicinarsi a me, lui che ora mi seduce con le sue carezze. A lui mi abbandono del tutto durante gli sfoghi di mio padre. In quei casi mi assale, si fa sempre più forte e arriva a toccare il mio cuore, mi possiede con un vigore insieme eccitante e terrificante.
Come vede sono tra due fuochi, combattuta tra l’amore coriaceo di un padre onnipotente e la dolcezza esuberante di uno sposo bellissimo. Nei rari momenti di pace, devo ammettere con orgogliosa modestia che mi sento parte di una delle opere più belle mai messe al mondo. Sto in silenzio, ma vigile, e godo con tutti i miei sensi dello spettacolo di cui sono attrice protagonista, maschera baldanzosa vestita di un abito che si plasma da solo con sfumature di nero , impreziosite da tocchi di smeraldo che padre e marito fanno a gara per rinnovare di continuo.
– Signora, capisco tutto cio, le credo. Ma mi esponga la denuncia, i fatti.
-Lei è un uomo. Voi uomini chiamate madre la terra da cui provenite ma abusate della parola: una madre si ama, per una madre si muore, da una madre si impara e la vostra banalissima fama di animali ragionevoli ha ben poco della realtà di cui vi sentite figli.
Io ho scelto di allattare al mio seno scarno quei pochi di voi che si sono saputi adattare alle sfuriate dei due uomini della mia vita. L’ho sempre fatto in silenzio ,come una madre, senza pretendere niente. L’ho fatto piangendo nel cuore, vedendone troppi partire. Ho regalato loro le mie curve più sensuali, i miei sguardi più amorevoli, i miei sorrisi più luminosi. Tanti li ho presi per me, ho posto i loro corpi ormai spossati nel riposo eterno del mio grembo dove continuo a proteggerli, in pace, finalmente.
Figli, non più uomini nati su questa terra. Figli.
Capisce bene quanto amore io possa aver posto su di loro, si renderà sicuramente conto della sofferenza che si prova a perdere parte di sé. Lei ha dei figli, lo so bene. Adesso si immagini suo figlio, svegliatosi dopo un lungo incubo durato anni, dopo la più brutta delle malattie, affetto da una incurabile ignoranza. Si immagini il bambino che le ha dato la gioia di chiamarla “papà ” svegliarsi, in preda al furore e dilaniare il corpo di sua moglie. Si immagini la donna immersa in una pozza di sangue, esanime sul letto dove all’epoca avete scartato con la curiosità di un bambino il dono più atteso della vita. Chiuda gli occhi e pensi al suo corpo. Come è bella, i capelli le scivolano sulle spalle. Il sorriso, l’ultimo con cui ha salutato la sua creatura, le illumina il viso. Il seno dolce, reso più bello dal fatto di aver cresciuto due figli. La guardi negli occhi, ascolti la sua preghiera. La sua voce è vuota, i suoi occhi non guardano più niente, immersi nella luce dell’ultimo respiro. Chiede pace, silenzio, rispetto.
Il sangue ha smesso di uscire, qualche Dio ha scelto di salvarla, ma quella bellezza ora è Segnata da una cicatrice che percorre il suo corpo per intero.
Quel cuore che lei ha sperato di conquistare, ma che forse mai ha toccato davvero, è stato calpestato come la più misera delle cose, dalla violenza di chi invece lo aveva avuto in dono fin dalla nascita.
Non so più cosa dire signor Tenente. Il motivo della mia visita lo capisce da solo, vede come sono ridotta, ha di fronte a sé l’immagine cruda di un corpo seviziato e violentato, la scrivania che lei ama tenere ordinata è ormai macchiata di un sangue nero.
Per la prima volta ho deciso di parlare, perché voi uomini che guardate da fuori non sapete cosa sia il dolore, perché quelli che so di poter chiamare figli, sono stati feriti nel profondo e non hanno più parole. Sono io che ho insegnato loro la lingua del mio amore, ma essa non prevede parole per queste occasioni. Solo lacrime. Ma a quelle mio padre è sempre stato ostile, sempre pronto ad asciugarle in un misto di aggressività e dolcezza. Quelle mio marito le disperde come granelli di polvere nella sua immensità.
Ecco allora che parlo io, che li ho sempre protetti dall’odio. Ho sempre cercato di tenerli lontano quanto meno dalla violenza. Un errore che non si ripeterà mai più, perché adesso quella violenza è stata incisa sul mio corpo nudo come si fa con gli animali. Il mio vestito è stato lacerato, strappato, BRUCIATO, e non può nascondere un corpo ormai stanco, non può nascondere i segni della malattia.
E questo denuncio signor Tenente.
Denuncio di dovermi mostrare così a coloro che verranno.
Denuncio di dover dare loro un dolore così immenso.
Denuncio di non poter più sentire le note di mio padre attraverso le mie vesti.
Denuncio di non poter più abbracciare il mio sposo : so che lui continuerà a farlo in eterno ma io non posso più godere della sensazione che mi pervadeva ad ogni sua carezza. La freschezza della sua mano sulla mia pelle ormai è qualcosa che non esiste più. Brucio di un fuoco che neppure la sua forza può tenere a bada.
Denuncio il silenzio di coloro ai quali ho sempre insegnato a parlare, con le parole della passione, in un dialetto fatto di sguardi più che di cadenze.
Denuncio il risveglio di qualcuno a cui ho donato il mio cuore.
Denuncio l’obbligo che viene imposto a me ed ai miei figli: l’obbligo di odiare.
Lo spettacolo è diventato un dramma, gli spettatori non pagheranno più per assistere al solito strazio. Il sipario gioioso è ora dominato da un grigio opaco, uno dei personaggi prima confinati a ruolo di comparsa e geloso proprio per questo, è ora protagonista assoluto.
Verrà però un giorno in cui tornerò da lei signor Tenente, per mostrarle come qualcuno ha ricostruito il mio vestito. Allora sentirà la voce di mio padre risuonare e quella del mio sposo bussare alla porta per annunciare una nuova anteprima dell’opera. Sentirà il profumo della vita, non questa puzza tremenda di morte.
Si annoti la denuncia, ma non vi ponga particolare attenzione. La prenda più come un atto di affermazione, la prenda come una presa di posizione rispetto alla violenza. Non si preoccupi delle mie condizioni, della punizione per il colpevole.
Io sono destinata a vivere in eterno. Voi uomini, no.”

Detto ciò, urlando, con un tono di voce terribile, la donna uscì dall’ufficio e si mise a sedere sul lungomare, con gli occhi fissi sul suo sposo ed i capelli mossi dalle carezze del padre. Mai nessuno la vide più sorridere.Nessuno fu mai abbagliato da tanta bellezza.

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