Quando Pantelleria capirà l’importanza dell’Area Marina Protetta?

Un raro incontro con la Foca monaca del Mediterraneo, che dette origine all'antico mito delle Sirene, e oggi lotta per la sopravvivenza.

L’articolo, scritto da Franco Tassi, è tratto dalla rivista Apollinea: Rivista Bimestrale di Arte, Cultura, Ambiente, Turismo, Attualità del Parco Nazionale del Pollino

No, non è un gioco di parole: anche se in silenzio, nubi oscure sembrano addensarsi sulla corona di zaffiri che adorna la nostra penisola e le isole circostanti. Un tesoro del cui valore non crediamo che noi italiani, ancora troppo provinciali e chiusi nei piccoli problemi quotidiani, ci rendiamo davvero conto. I Parchi Blu, nati nell’ultimo scorcio del secolo scorso, restano ancora sostanzialmente incompiuti, mentre molte altre parti del litorale e del mare circostante meriterebbero attenta tutela, per essere sottratte ai rischi di urbanizzazione che ormai incombono sugli ultimi litorali inviolati.

Una politica lungimirante punterebbe a completare e a consolidare questo sistema delle Aree Protette Marine, anziché a disgregarlo: perché non è difficile capire quale enorme attrazione e fonte di benefici rappresenti, anche a livello internazionale, una efficiente e splendida rete di Parchi Blu. I visitatori dei Parchi Marini nel resto del mondo sono infatti centinaia di milioni ogni anno, e un Paese traboccante di patrimonio storico e culturale come l’Italia avrebbe molte ragioni di più per difendere ogni lembo di costa e tratto di mare da abusi, occupazioni, inquinamenti, sfruttamenti e prelievi. E invece, mentre l’uragano incombe, i magnifici ma “incompiuti” Parchi Blu rischiano di sciogliersi nelle nebbie dell’indifferenza e dell’abbandono. O rischiano addirittura di essere “privatizzati”, cedendo sostanzialmente alle pressioni di quanti vedono natura e ambiente soltanto come materia prima da sfruttare a proprio immediato vantaggio. Ma vediamo di illustrare meglio la situazione, partendo da qualche essenziale premessa storica.

Nella seconda metà del secolo scorso, l’Italia non brillava certo per eccellenza in materia di Parchi Blu, perché di fatto ne esistevano soltanto un paio: Miramare presso Trieste e Ustica nell’Arcipelago Circumsiculo, notevoli esempi pilota frutto dell’impegno e della dedizione di pochi pionieri, ma ancora allo stato embrionale.

Fu nel periodo dal 1986 al 2001 che il Comitato Parchi avviò e condusse una intensa campagna culturale, scientifica e mediatica a favore dei Parchi Blu, coinvolgendo nell’impegno soprattutto il WWF, ma anche molte altre istanze, a partire da Marevivo e dal Comune di Ustica.

L’obiettivo principale consisteva nel far comprendere a tutti cosa rappresenti realmente una Riserva Marina, come si possano davvero scoprire i tesori del mare “con la testa sott’acqua”, e quali notevoli benefici un Parco Blu ben condotto sia in grado di offrire non solo a visitatori, ecoturisti e subacquei, ma anche a residenti, operatori balneari e piccoli pescatori locali. Questa spinta per l’espansione dei Parchi Blu fu molto efficace, perché riuscì a decuplicarli in appena un quarto di secolo (dai 2 piccoli embrioni del 1986 ai 30 quasi-Parchi attuali, per non dire del grande Santuario Pelagico del Mar Ligure per le Balenottere, dovuto soprattutto al competente impegno del Gruppo Tethys), ma la realizzazione pratica (non solo normativa e finanziaria, ma anche organizzativa e manageriale) lascia ancora molto a desiderare. Finita nelle mani della triade partitica, tecno-burocratica e accademica, l’attuazione è rimasta sulla carta, o meglio (scusate il lapsus) è ancora in gran parte scritta sull’acqua e nel vento. Belle cartine, qualche manifesto, molti convegni e innumerevoli sproloqui, ma si tratta in realtà solo di premesse, perché tutto il vero lavoro deve ancora iniziare.

Ecco in qualche modo spiegati il disagio dei pescatori, l’opposizione della gente soprattutto isolana, l’incertezza degli eco-turisti e lo sconcerto degli amministratori. Ecco perché c’è chi medita di cancellare le Riserve Marine con un colpo di spugna (idea semplicemente demenziale) o magari di privatizzarle (con il pretesto di ridurre le spese). In pratica, ciò equivarrebbe a metterle nel frullatore della modernizzazione in atto, in modo da consentire tutto o quasi, conservandone soltanto qualche cartello blu a scopo promozionale (indice di evidenti tentazioni speculativo-edilizie).

Ma esistono soluzioni possibili, composizioni dei conflitti attraverso mediazioni onorevoli, vie maestre da percorrere: siamo tutto sommato ancora sulla rotta, un po’ tempestosa ma migliore di qualsiasi rottamazione, e a metà navigazione. Per non affondare, basterà far attenzione a non perdere la bussola. Come? E’ abbastanza semplice, e per comprenderlo basterà esaminare con attenzione alcune Tavole che il Comitato Parchi aveva diffuso un quarto di secolo fa.

In definitiva, la scoperta del mondo sottomarino attraverso i Parchi Blu resta oggi allo stato embrionale nei nostri pur frequentatissimi mari, e qualsiasi Riserva Marina dei Caraibi o del Mar Rosso, del Giappone o degli Stati Uniti avrebbe molto da insegnare. Come un bambino che muove i primi passi, l’Italia deve ancora trovare la via maestra da seguire: basti pensare che Capri, senza dubbio l’isola più bella e famosa del mondo, pur essendo ultravisitata dalla Grotta Azzurra alla Piazzetta e da Marina Piccola ai Faraglioni, non dispone ancora del suo Parco Blu, atteso da anni. Ma lungo i sentieri del mare, a chi ami percorrerli, si offre oggi una splendida occasione per nuovi viaggi di scoperta: non per danneggiare o impoverire il continente azzurro, ma per contribuire a difenderlo e a farlo conoscere, a beneficio di tutti.

CLICCA QUI per capire come funziona un Parco Blu

http://www.comitatoparchi.it

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