Quattro anni dopo il riconoscimento Unesco della pratica agricola della vite al alberello.

unesco

Quattro anni fa la pratica agricola della vite ad alberello veniva riconosciuta come bene immateriale dell’umanità. Per la prima volta una pratica agricola otteneva tale riconoscimento da parte dell’UNESCO. Allora il sindaco Salvatore Gabriele, oggi presidente del parco nazionale dell’isola di Pantelleria, aveva così commentatoUn grande riconoscimento per l’Italia e Pantelleria. Una grande scommessa e un grande unescoelogio alla comunità pantesca che nei secoli ha saputo trasformare luoghi impervi in terrazzamenti”.  A quattro anni dal prezioso riconoscimento, vediamo come stanno un po’ le cose.In questi anni la vite ad alberello è stata di certo la protagonista indiscussa del “Passitaly”, la kermesse dei vini passiti del mediterraneo, che si è celebrata sull’isola di Pantelleria negli ultimi anni. Manifestazione che ha visto la presenza sull’isola della stampa italiana e estera in giro per il territorio, tra i vigneti e le cantine. Bisogna però dire che il riconoscimento Unesco non è servito, almeno sino ad oggi, a far aumentare la produzione di uva zibibbo, ne tantomeno a sostenere economicamente i pochi agricoltori rimasti sull’isola.  Una questione questa, che si trascina da anni a cui ancor’oggi non è stato posto alcun rimedio.
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LA DENUNCIA DEL PRIMO CITTADINO

E’ di questi giorni l’allarme lanciato dal primo cittadino dell’isola secondo il quale al riconoscimento ottenuto nel novembre 2014, non sembra essere mai seguita alcuna pianificazione gestionale.”Il che potrebbe determinarne la infamante perdita di tale riconoscimento” si legge nel comunicato stampa diramato dall’amministrazione comunale dell’isola. “Bisognerà lavorare intensamente – si continua a leggere – in collaborazione col Parco Nazionale isola di Pantelleria, sulla promozione culturale/commerciale dei prodotti. Bisognerà evitare intanto il calo produttivo, istituendo incentivi per gli agricoltori (e non solo degustazioni per i turisti estivi) e così imprimendo una inversione a questa paurosa tendenza di decrescita produttiva, col rischio che tra qualche decennio non ci sarà più nulla da tutelare perché quell’agricoltore meritevole del riconoscimento universale non ci sarà più e l’isola sarà completamente in mano a produzioni industriali che mortificano i nostri agricoltori/produttori”.

A quattro anni dal riconoscimento la storia della pratica agricola è tutta da scrivere. Ma dovremmo essere ben consapevoli  che la vera ricchezza della nostra isola sono stati i nostri contadini: il nostro vero bene dell’umanità. Dovremmo ben essere consapevoli che avere un riconoscimento Unesco è un bel punto da cui iniziare, ma bisogna tenere  bene a mente, come più volte il giornalista Gian Antonio Stella ricorda, che i siti Unesco una volta riconosciuti si possono anche perdere. 

Angelo Casano

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