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Ritorna Pantelleria su Onda tv giovedì 20 Novembre alle ore 21.00
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A conclusione del nostro viaggio a Pantelleria non potevamo non soffermarci sulla storia di questa lontanissima isola italiana, più vicino all’Africa che all’Italia. A parlarci dei Panteschi di una volta è stato Peppe D’Aietti che abbiamo conosciuto subito quando abbiamo messo piede sull’isola. Un avvocato che, innamorato della propria terra, coinvolge tutti, noi compresi, nella storia di un’isola che certe volte sembra creata appositamente per stupire tutti. E così Peppe D’Aietti ci ha preparato queste righe su Pantelleria.

“Per una prima comunità pantesca bisognerà attendere fino al XVIII secolo a.C. (nel Bronzo Antico Finale), quando una misteriosa e sorprendente civiltà proveniente dalla Sicilia, si stanziò sulla costa dirimpettaia all’Africa, prosperando per secoli e consegnandoci, tra l’altro, dei monumenti funerari unici al mondo: i Sesi (tumuli di pietra megalitici).

Uscito di scena il Popolo dei Sesi (tra il XV e il XIV secolo a.C.), dopo un vuoto di circa 5 secoli, i nuovi protagonisti della nostra storia furono i Punici: Pantelleria (Yrnm) fu infatti la prima colonia fondata da Cartagine, nella seconda metà dell’VIII secolo a.C., sua fedele alleata fino alla conquista romana, seguita alla battaglia di Clupea del 255 a.C.. Dopo un’effimera riconquista, tra le prime due guerra puniche, la definitiva occupazione del 217 a.C., da parte del console Tiberio Sempronio Longo, legherà Pantelleria (al tempo, Cossyra) alla città eterna fino al V secolo d.C, con l’arrivo dei Vandali. È in questo oscuro meandro della storia che potrebbe essere nato il dammuso (la nostra tipica costruzione rurale), opera di genti in fuga dalle prime incursioni barbariche.

Dopo una fase di nuova prosperità legata al commercio della Pantellerian Ware, la ceramica da fuoco che diede origine all’odierno nome (Patelareas o Pantalarea), la successiva conquista bizantina farà dell’isola un mero avamposto fortificato, sempre più alla mercé dell’invasore islamico, che nell’incursione del 700 passa a fil di scimitarra l’intera popolazione, ripartita da zero nell’835, dopo la conquista, con l’immissione di coloni provenienti dal Magreb. Con l’introduzione del cotone e probabilmente dello zibibbo, gli Arabi esaltano la vocazione agricola dell’isola (da loro chiamata Qawsarah) e la rilanciano su scala intensiva, lasciando un’impronta permanente sul territorio, il dialetto e la toponomastica.

Il loro dominio, già messo in discussione dalla spedizione punitiva del 1087, ad opera di una coalizione di repubbliche marinare tirreniche, fu definitivamente interrotto (35 anni dopo) da Ruggero II il normanno e dalla successiva stagione sveva. Ricalcando più o meno fedelmente le sorti della Sicilia, Pantelleria sarà poi angioina, aragonese e spagnola (dopo il matrimonio di Isabella di Castiglia e Ferdinando il Cattolico), con il devastante interludio delle incursioni turche e barbaresche, che misero più volte a ferro e fuoco l’isola, traendo in schiavitù gran parte della popolazione e radendo al suolo il centro cittadino nel 1556.

Rinforzato il presidio e rimpolpata la comunità locale, Pantelleria parlerà spagnolo fino al 1713, quando a saldo dei trattati di Utrecht e dell’Aia, passerà prima ai Savoia e di seguito agli Asburgo (dal 1720 al 1734), per confluire infine nel Regno delle Due Sicilie, sotto i Borbone. Dopo le due rivolte del ‘20 e del ’48 (nessuna delle quali di matrice liberale), e una parentesi di brigantaggio sui generis nata da una disputa ereditaria, dal 1860 Pantelleria rifluirà con l’intero Meridione nel Regno d’Italia, seguendo le sorti del nostro Paese, dai Savoia al ventennio fascista, fino ai nostri giorni, pagando a caro prezzo l’aeroporto militare e la sua posizione strategica, con il primo bombardamento a tappeto della storia e la distruzione del centro storico.”

Bella la storia di Pantelleria e noi, grazie a Peppe d’Aietti, ve la racconteremo nella puntata di “Tutto In”.

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