Sanità fragile | Giulia Policardo

sanita

“Mente sana in un corpo sano”, geniale Giovenale ai suoi tempi con questo suo aforisma poco considerato, viste le condizioni igienico sanitarie in cui versava la Roma antica. Massima ,che oggi dovrebbe essere affissa e sottolineata in tutte le aziende e istituzioni ospedaliere. Credo che non ci sia un diritto più grande del godere di buona salute e quando parlo di buona salute non intendo la temperatura ottimale per l’omeostasi, non intendo certo quei classici indicatori medico–generici che si esprimono nell’espressione SANO COME UN PESCE, ne nell’assenza di malattie evidenti. Per buona salute intenderei invece lo stato mentale e fisico della persona, l’essere umano, il cittadino che paga le tasse ottenendo dei servizi pronti a tutto, “persino” un ospedale pronto ad accogliere i pazienti con particolari bisogni, istituzioni ospedaliere insomma pronte 24 ore su 24. Tutto ciò invece sembra essere impossibile senza i mezzi concreti (personale, strutture e macchinari specifici).

Credo sia anche superfluo discutere sul fatto che questi mezzi dovrebbero essere garantiti sempre e comunque senza criteri territoriali (vedi collocazione geografica o densità della popolazione) e credo ancora sia inutile sottolineare il fatto che non sia giusto che più una realtà cittadina è lontana dal centro del potere(o meglio dal centro delle decisioni del potere in primis) più le mancanze accresceranno. La situazione che affligge la nostra isola è certamente non idilliaca, per certi aspeE surreale aggiungerei, ma se ciò è avvenuto e continua ad avvenire di certo non è a causa del destino o di qualche catastrofe naturale. Il “merito” di ciò va tutto all’essere umano, che sia il cittadino che chiude un occhio, l’amministrazione che finchè non vede cedere concretamente parti della struttura ospedaliera non si muove, che sia il giovane che pur essendoci, non fa nulla concretamente, “perché tanto ci vado o non ci vado fa lo stesso”, che sia lo Stato che si preoccupa prima di sistemare i suoi predileE. Essere lontani da questa realtà, dalla mia adorata realtà, rende me personalmente incapace di esprimermi tramite normative particolari pertanto non posso fare altro che esprimere la mia opinione basandomi su ciò che ho potuto leggere e notare nei giornali, in internet e da varie testimonianze anche su Facebook. Ho notato che finalmente questo movimento di presidio ospedaliero ha avuto una discreta approvazione e partecipazione dei cittadini ma ciò che non va bene è proprio il termine DISCRETO. E’ il discreto impegno, il discreto interesse a rendere questi problemi insormontabili. Non vorrei indossare le vesti della studentessa aEvista che parla tanto per parlare. perché magari si crede superiore a questo poco interesse tipicamente pantesco,vorrei solo che la mia isola ottenesse quello che si merita: attenzione, rispetto e cura. Vorrei che qualcuno ci sentisse davvero, vorrei che non siano solo generose persone a preoccuparsi del nostro ospedale, vorrei che non si pensasse nell’ottica ISOLANI ISOLATI, vorrei che le donne, bambini e anziani panteschi abbiano una struttura sempre più efficiente e completa in grado di prestargli attenzione e cura. Questo semplice articolo è diretto a tutti i miei concittadini ma soprattutto ai giovani isolani rimasti a partecipare a tutto quello che comincia finalmente a MUOVERSI. La partecipazione e il potere della parola sono gli unici strumenti concessi a noi giovani per poter cambiare una realtà che ha solo bisogno di innovazione e che invoca il nostro aiuto.

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