Un viaggio lungo un secolo – Terre promesse, Terre perdute.

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Un viaggio lungo un secolo – Terre promesse, Terre perdute” è un saggio scritto da Maurizio De Filippis e pubblicato all’interno del libro “Tra mezzanotte e l’alba. Viaggiando nella vita senza guardarsi indietro” edito dalla casa editrice Della Vigna  ed è veramente, leggendo il libro, un viaggio lungo un secolo. Infatti l’autore nel descrivere la storia del proprio bisnonno, Francesco, parte dal 1878 che “fu un anno – scrive De Fillippis nel suo libro  –  formidabile: il 9 gennaio morì Vittorio Emanuele II; il 9 febbraio morì Pio IX; il 17 novembre l’anarchico Giovanni Passannante tentò di uccidere Umberto I; il mio bisnonno Francesco venne amnistiato e lasciò le patrie galere dove era detenuto in attesa di giudizio per renitenza alla leva”.

Il bisnonno Francesco era nato il 2 aprile del 1856 nel quartiere Arco di Arpino, Terra di Lavoro, Regno delle Due Sicilie, pochi anni prima che facessero irruzione nel regno Borbonico i Savoia al seguito di Garibaldi. Ed è seguendo il percorso della vita del bisnonno Francesco (il regno delle due Sicilie,  il Brigantaggio, il Risorgimento, l’Unità d’Italia che vengono arricchiti con una importante mole di note bibliografiche )  che noi arriviamo a Pantelleria, forse anche per una storia d’amore che si interruppe bruscamente con la bella Fiammetta.

Siamo nel 1881  e Francesco sbarca nel porto di Pantiḍḍṛaría e  si da da fare per trovare una sistemazione. “Dopo aver affittato – scrive l’autore nel libro – una camera umida e malmessa (gurbínu) nei pressi del castello Barbacane alla modica cifra di 10 lire al mese (circa 41 euro attuali) ed essersi guardato in giro per qualche giorno, trovò lavoro in contrada Mursìa come bracciante in una vigna per 1,50 lire al giorno”. E lavoro a Pantelleria ce ne era: ” Da metà gennaio in avanti, i braccianti presenti sull’isola – scrive nel suo libro Maurizio De Filippis, raccontando la storia del proprio bisnonno – iniziavano a lavorare con regolarità, perché cominciava “la zappa ai vigneti” e la richiesta di manodopera aumentava sensibilmente. In estate il contadino pantesco, oltre a sistemare i grappoli di zzibíbu nelle gabbiette per l’esportazione, trasportava una parte del raccolto da essiccare nello stenditoio per la malaga o la bionda (due varietà di uva passita). I lavori in campagna non finivano mai: terminata la vendemmia e le varie fasi di lavorazione per ottenere il moscato e il passito, si scutolavano i fichi d’india per favorire la maturazione dei tardivi bastarduni. Il bisnonno Francesco, che ha come amico un confinato anarchico, tale Salvatore Spano, lavorava come bracciante nella vigna di Don Gabriele Rallo e nel libro è ben raccontato lo spaccato della vita che si conduceva allora: lavoro duro nei campi, poi il tempo passato nei circoli a giocare a carte e, anche allora, il carnevale dove sbocciavano gli amori. Ed è qui, in un circolo che Francesco incontra una “bella ragazza mora”, certa Angela Consolo,nata a Pantelleria il 10 settembre del 1873 da Antonino Consolo (1838) fu Pietro, di professione agricoltore e Domenica di Matteo (1855), ambedue domiciliati in via San Leonardo. Ed è nel Circolo Agricolo di Scauri che nasce l’amore tra i due. E lì  “ Si guardarono – scrive De Filippis nel libro –  negli occhi solo per un momento. Al primo ballo ne seguirono altri, ci fu uno scambio furtivo di pizzini che sfuggì alla tutor di Angela e agli sparlamenti delle comari”.

Poi il matrimonio nella Casa Comunale il 3 ottobre del 1888 alla presenza del sindaco  Francesco Valenza e dei genitori della sposa. “Seguì un leggero rinfresco – scrive De Filippis nel suo libro – e un breve e romantico viaggio di nozze in bicicletta che iniziò e si concluse con la visita a Màrghina, cioè al Santuario della Madonna della Margana”. I due ebbero due figli: Marietta nata nel 1889 e Tommaso il 21 dicembre del 1890.

Il viaggio dello bisnonno Francesco non si ferma a Pantelleria ma riprenderà dopo alcuni anni verso la Tunisia dopo emigra in cerca di lavoro e di fortuna. Lì dopo qualche tempo sarà raggiunto dalla moglie e dai figli. Quella di Francesco De Filippis  e di Angela Consolo è una bella storia, è una storia umana. È una storia d’amore.  E’ un viaggio lungo un secolo tra terre promesse e terre perdute che noi vogliamo fare conoscere ai nostri amici lettori  per far capire le asprezze e le bellezze della vita. E’ la nostra storia.

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