William Basinski | Davide Brignone

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“To me, this piece evokes a lazy Arcadian summer idyll, 

and will always remind me of an idyllic artist’s residency in 2003

 on the beautiful Italian island of Pantelleria”

 William Basinski, Giugno 2006

 

Maestro dell’ambient-music più reiterata e disintegrata degli ultimi tempi, il texano William Basinski di recente s’è lasciato trasportare dalla fascinazione pantesca, a seguito di una rilassante permanenza sull’isola nel 2003. Puntuale, tre anni dopo, vede la luce il suo Variations For Piano & Tape (2062, 2006), disco contenente un’unica lunga traccia, Variation #9: Pantelleria, più di quaranta minuti di suoni sospesi e altamente suggestivi, così come la copertina raffigurante Cala Tramontana, scelta ripercorsa poi in Vivian & Ondine (2062, 2009) con quella debordante foto dei fondali a largo dell’Isola. Debordante come Wenders, uno che di certo non si lascia intimidire e che la scorsa estate a Pantelleria c’è stato e dove magari ha anche pensato a qualcosa per un nuovo lavoro (è del 2008 il “così vicino” Palermo Shooting). Il geniale regista che nel capolavoro de Il cielo sopra Berlino diede spazio a un trentenne Nick Cave che per l’occasione poté esibirsi con i suoi Bad Seeds; già, il celebre Nick che una flebile leggenda palermitana vede come notturno girovago della via Bandiera, dove forse soggiornò nei tardi ottanta, enigmatico e baffuto, detto Nicola Cava lo straniero, per certi aspetti precursore del recente Finn wendersiano. La città di Palermo, che di musica ne ha fatta e sentita tanta e che, nel clima fertile delle sei Settimane Internazionali di Nuova Musica, ha visto muovere i primi passi di uno come Salvatore Sciarrino, si ricollega con Pantelleria, riportandoci a casa con La perfezione di uno spirito sottile (prima esecuzione Pantelleria 01.08.1985; catalogo Ricordi): “una musica che per compiersi ha bisogno anche dei suoi naturali riverberi e d’un ambiente adeguato”, “da eseguirsi all’aperto, presso strapiombi, scogliere, rocce curiose”, e che “dalle poche parole del testo prende il via per la mantrica ripetitività d’un rituale di estrema lentezza” (P.Misuraca, S.Sciarrino in Salvatore Sciarrino. The Sicilian alchemist composer).

Musiche diverse – come gradi di separazione – uniscono nel corso del tempo persone e luoghi, così lontani così vicini, Pantelleria, Texas, Palermo, Berlino.

Quando alla fine decisi di consigliare Variations For Piano & Tape (“una frase di pianoforte e un loop si inseguono, mentre dall’altra parte del nastro magnetico giungono sulla testina echi di suoni come ricordi da epoche lontane”; Roberto Mandolini su Ondarock), così come Vivian & Ondine (“manipola un nastro, lo manda in loop, ci costruisce attorno un ondivago e onirico sali e scendi fluttuante, in una sorta di sciabordio ambient che ha il ritmo delle maree più calme e dei corsi d’acqua più miti”; Antonello Comunale su SentireAscoltare) e mi sentii dire che erano due boiate pazzesche non ci rimasi male. Immaginatevi William calmo su quell’isola – o sotto quell’isola, in profondità – o in qualsiasi altro posto, con quei vecchi nastri che sono la sua vita e una brevissima frase musicale in testa, sempre la stessa, ma mai davvero la…beh…io che so a malapena nuotare non posso far altro che tuffarmi in questa stravolta musique d’ameublement e provare a intravedere il buon vecchio Satie beffardo farfugliare: non basta rifiutare la legion d’onore, bisogna non aver fatto nulla per meritarla…non basta rifiutare la legion d’onore, bisogna non aver fatto nulla per meritarla…non basta rifiutare la legion d’onore, bisogna non aver fatto nulla per meritarla…Beh… ecco Basinski.

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